Kat└strofi e l’arte come conoscenza

Il Fatto Quotidiano online maggio 2020 16 maggio 2020 Letteratura e arti
Kat└strofi e l’arte come conoscenza

Ma, infine, aveva ragione o torto, il Presidente Conte, quando, ringraziando noi artisti, diceva che lo abbiamo fatto divertire e appassionare?
Io, sinceramente, dopo un primo momento di scoramento, ci ho pensato un po’ su e mi sono convinto che no, non c’era ragione di scandalo alcuno.
Mi spiego: divertire significa volgere altrove, uscire dal proprio cammino, e proprio questo era lo scopo di Boccaccio nello scrivere il Decamerone, offrendo – all’indomani della peste – vita dove era stata solo morte, mentre appassionare, in sÚ, pare proprio l’obbiettivo di ogni artista. Fare il giullare mi pare, d’altra parte, un onesto e a volte indispensabile mestiere, anche se rivendicare per sÚ il merito di aver spento ogni protesta, come ha fatto qualcuno, mi pare un pleonasmo di pessimo gusto, visto che divertire non Ŕ affatto sinonimo di distrarre.

Ci˛ che mi ha infastidito in questi mesi di lockdown era piuttosto che, in questo tripudio di sentimentalitÓ, all’arte fosse preclusa una strada che la migliore batte volentieri, quella della riflessione e della conoscenza.
Sarebbe stato il caso piuttosto di scandalizzarsi per il profluvio di arte consolatoria e da ‘intrattenimento’ che da pi¨ di due mesi ha invaso il web, dai big e ai primi venuti, dai Maestri fino all’ultimo degli allievi.
Milioni di letture di poesie, esecuzioni musicali, schitarrate, letture di classici, monologhi retorici e tromboni, fatti da chiunque per chiunque su tutto l’orbe terracqueo: una melassa di buoni sentimenti prodotta apposta per spegnere non soltanto ogni rabbia, ma anche ogni pensiero ed ogni analisi lucida e profonda di ci˛ che ci sta accadendo.

╚ proprio per questo, per reagire a questa marmellata irenica e rassicurante, che con Valerio Cuccaroni e l’aiuto dei coraggiosi giovani della redazione di Argo abbiamo immaginato e prodotto una trasmissione di arte e cultura in cui non si richiedesse agli ospiti di recitare le proprie poesie, o presentare i propri romanzi, o i propri dischi, ma invece di mettersi in gioco, di tentare con noi una cartografia diversa, una trama divergente che scoprisse le pieghe del non detto, smascherando tutti i trucchi e i badalucchi a cui chi comanda davvero Ŕ oggi costretto, davanti alla catastrofe che egli stesso ha provocato.

╚ nata cosý, pi¨ o meno in una settimana, durante la Fase 1, Kat└strofi - Stati di eccezione televisibili, una trasmissione di WebTv che va in onda ogni mercoledý sul canale YouTube di Argo e a cui hanno giÓ partecipato tanti amici che hanno voluto correre con noi il rischio della riflessione e del dibattito: perchÚ l’arte sta lÓ apposta a ricordarci che Ŕ pi¨ importante la vita, ma anche che una vita senza sentimenti, sensazioni, immaginazione, sogni, cioŔ senza linguaggi, Ŕ una povera vita, una vita che era in quarantena giÓ da molto prima che il lockdown iniziasse.

Sono stati con noi in tanti e altri ne verranno, a incominciare dall’evento speciale di mercoledý prossimo che avrÓ come ospite uno dei pensatori e degli scrittori pi¨ lucidi della nostra contemporaneitÓ, Franco Berardi (Bifo) accompagnato dal narratore Enrico Palandri.

Guardare alla pandemia dal punto di vista dell’arte (e del linguaggio) mi pare fondamentale, in questo delirio di scientismo (peraltro abbastanza impotente) che ci sta sommergendo e che ha avuto il solo risultato (peraltro utilissimo) di ricordare a tutti che la scienza nasce dal dialogo e che ha mille voci, non sempre concordanti, che non Ŕ, insomma, una religione.
Viviamo e sperimentiamo il reale non solo come corpi, ma anche come menti: abbiamo bisogno di un vaccino, tanto quanto di libertÓ. L’uno Ŕ inutile senza l’altra, e viceversa.

Se Ŕ biologica la ragione della nostra reclusione, allo scienziato toccherÓ di risolvere il problema scientifico, agli artisti (come ai filosofi e ai politici) non toccherÓ soltanto di divertire o appassionare, ma anche di riflettere sul senso e la ragione di questa reclusione, smascherando i discorsi che, consolandoci, ci allontanano dalla possibilitÓ di riacquistare le nostre libertÓ.
Alla scienza tocca indicare i rischi che corriamo, ad altre discipline, quelle che una volta chiamavamo umanistiche, di suggerirci o di stimolarci a scoprire se, e fino a quando, correre questi rischi ci convenga o meno, in quanto esseri umani.

Ecco, lo scopo di Kat└strofi Ŕ questo. Chiedere agli artisti di riflettere insieme per tentare di vedere in quello che ci sta accadendo ci˛ che uno scienziato, un medico, un epidemiologo o un biologo forse non possono vedere.
Di guardare a quanto sta accadendo attraverso le lenti dell’arte, che sono, sý, lenti sentimentali e appassionanti, a volte divertenti, ma che inducono i sentimenti a farsi pensiero e ci permettono da millenni di conoscere il mondo senza togliergli complessitÓ, o negargli imprevedibilitÓ. Per ricordarci che le ragioni economiche e scientifiche, mediche o tecnologiche sono ottime ragioni, ma non sono le uniche, nÚ necessariamente le principali.

Per rilanciare la produzione, insomma, ovviamente dobbiamo essere e restare sani, ma se restiamo stupidi, poco male, anzi c’Ŕ chi continua a ritenerla una qualitÓ augurabile del perfetto cittadino globalizzato. Non noi di Kat└strofi.

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