Manifesto per una scuola della felicitÓ

Il Fatto Quotidiano online maggio 2020 27 maggio 2020 Politica e movimenti
Manifesto per una scuola della felicitÓ

Mi rendo conto che quanto segue possa apparire una provocazione, e probabilmente lo Ŕ.
Ma Ŕ anche un sogno, un progetto, un’idea di come potrebbe essere la scuola. ╚ nato in questi mesi di lockdown ed Ŕ, in qualche modo, la mia risposta ad una Ministra che mi chiede di diventare schizofrenico e far lezione ad una classe che Ŕ come un ‘grillo’ di Bosch, mezza fisica e mezza virtuale. Il sospetto Ŕ che questa idea sia figlia di quella stessa didattica delle competenze che da anni sta uccidendo la scuola italiana, per la quale l’importante Ŕ ‘saper fare’, e non, come sarebbe augurabile, riflettere su cosa fare e perchÚ farlo. Buona lettura.

MANIFESTO PER UNA SCUOLA DELLA FELICIT└

  • A P. Calamandrei, I. Illich e T. Szazs

1) La scuola dev’essere un luogo in cui ci si reca per essere felici. Tutti. Allievi e insegnanti. Una comunitÓ di pari in cui ciascuno dÓ secondo le sue possibilitÓ e riceve secondo i suoi bisogni. Questa Scuola della felicitÓ bada prima di tutto al benessere degli allievi e degli insegnanti, perchÚ sa che nulla pu˛ essere davvero appreso o insegnato se si Ŕ tristi, frustrati, intimoriti o costretti.

2) Nella Scuola della felicitÓ nessuno viene promosso o bocciato, ma ognuno si impegna perchÚ il gruppo classe in cui Ŕ capitato divenga sempre pi¨ solidale, autonomo, capace di apprendere e criticare ci˛ che apprende. Lo Stato mette a disposizione di tutti i suoi cittadini 13 anni di scuola, non uno di pi¨. Alla fine del percorso si esce dalla scuola e si entra nella vita. Tutti: i migliori e i peggiori. Senza alcuna valutazione o giudizio.
Di conseguenza vengono aboliti tutti percorsi professionalizzanti, vengono invece implementati, per i gradi superiori, istituti unici in cui all’allievo sia permesso di scegliere liberamente percorsi individuali nell’ambito di discipline umanistiche, scientifiche e tecnologiche.

3) Nella Scuola della felicitÓ non sono ammesse classi di pi¨ di 10 allievi e a chi dice che non abbiamo abbastanza edifici per accoglierla diciamo che allora andranno costruiti e che nel frattempo Ŕ certamente meglio far lezione in 10 in una tenda o in un container prefabbricato che in 30 in un’aula di mattoni, che peraltro Ŕ spesso periclitante e a rischio di cascarci sulla testa in caso di terremoto, o, peggio ancora, in 15 in classe e in 15 dietro uno schermo.

4) La scuola della felicitÓ Ŕ gestita da insegnanti che sanno bene che la motivazione allo studio di ogni allievo Ŕ un loro obiettivo, non un loro diritto e che dunque, in caso di insuccesso, non potranno farne una colpa ai loro allievi.
La scuola della felicitÓ Ŕ una scuola frequentata da allievi che sanno che tutto Ŕ, infine, nelle proprie mani. Che i loro insegnanti sono lý per aiutarli, ma che ogni insuccesso non sarÓ dovuto solo a loro, nÚ a loro di ci˛ dovranno rendere conto. Ma che Ŕ qualcosa che dovranno discutere con se stessi, comprendendone le cause e rimediando, se ne avranno voglia.

5) La Scuola della felicitÓ ha orari liberi, liberamente stabiliti dagli insegnanti e dagli allievi. Non ha campanelle, nÚ divise, nÚ particolari norme disciplinari, tranne quelle che occorrono a difendere i pi¨ fragili. Non ha registri in cui segnare compiti, lezioni, note: ma programmi, sogni comuni, speranze concrete e condivise.
Nella scuola della felicitÓ, non esistono Dirigenti scolastici, ma soltanto Coordinatori, liberamente eletti da allievi e insegnanti per un tempo determinato e a tale compito potrÓ essere eletto qualsiasi componente della scuola, insegnanti, tecnici, ausiliari, studenti. Nella scuola della felicitÓ l’unica regola sarÓ essere felici insieme e nessuno pu˛ dirigere la felicitÓ altrui, pu˛ solo aiutarla a realizzarsi meglio coordinandola con le esigenze degli altri.

6) Nella Scuola della felicitÓ non esistono libri di testo, ma tutto il materiale viene realizzato dalle classi con l’aiuto degli insegnanti.
Ogni classe avrÓ una sua biblioteca, possibilmente digitale, che sarÓ in comune con le biblioteche di tutte le altre classi, e sarÓ pertanto una scuola realmente gratuita per tutti. Nella scuola della felicitÓ l’accesso digitale sarÓ un diritto e non una possibilitÓ o una merce.

7) La Scuola della felicitÓ non ha il compito di formare nuovi lavoratori (che si tratti di operai, ingegneri, medici, scienziati, contadini o giudici) ma di rendere felici i suoi allievi facendone dei cittadini autonomi, consci dei loro diritti e dei loro doveri attraverso la condivisione e mai attraverso il controllo e la disciplina pavloviana del premio e della punizione. Dei cittadini felici di essere cittadini, felici di avere diritti e doveri. Degli esseri umani maturi, critici, solidali.

8) Dalla Scuola della felicitÓ sono rigorosamente esclusi i genitori. La Scuola della felicitÓ sarÓ il luogo dove i figli smetteranno di essere figli e impareranno a diventare se stessi. Nessuno pu˛ vivere felice essendo un figlio a vita e il percorso verso la felicitÓ Ŕ spesso il percorso che ci allontana dalla famiglia d’origine. Pertanto i genitori sono esclusi dalla partecipazione alla Scuola della felicitÓ.
Una famiglia pu˛ essere amata soltanto da chi non dipende da essa e la scuola della felicitÓ sarÓ il luogo dove si imparerÓ a smettere di essere figli e dove si apprenderÓ come essere liberi ed adulti. La societÓ non sa che farsene di eterni figli che giochino poi a fare i padri. Ci˛ significa che almeno i gradi inferiori della Scuola della felicitÓ saranno a tempo pieno e che tutto si esaurirÓ nelle aule. Tornato a casa, l’allievo tornerÓ ad essere un figlio e a fare il figlio, non lo studente in libertÓ vigilata.

9) La Scuola della felicitÓ non prevede che esistano sistemi privati di istruzione, visto che abolirÓ la merce commerciata da tutte le scuole private: la promozione.
Essa prevedrÓ invece scuole autonome, anche non statali, a patto che siano totalmente gratuite e senza oneri per lo stato. Chi voglia aiutarci ad essere felici sarÓ dunque il benvenuto.

10) La Scuola della felicitÓ servirÓ a insegnare che la felicitÓ non Ŕ un diritto, ma un’opportunitÓ data a tutti, che tutti hanno la possibilitÓ di cogliere se sapranno farlo.
La Scuola della felicitÓ servirÓ ad insegnare che la felicitÓ non Ŕ un dovere e che una vita degna di essere vissuta non Ŕ necessariamente una vita felice.

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