Una polemica denuncia: giù le zampe dal Poetry Slam!

22 agosto 2004 12. Poetry Slam
Una polemica denuncia: giù le zampe dal Poetry Slam!

Io sono contrario al copyright. Lo aborro. Ciò non toglie che pensi che chiunque copi le idee altrui, o si impossessi degli scritti degli altri, delle loro iniziative, in modo fraudolento, distorcendole e infangandole, sia un pessimo soggetto. E’ falso ed ipocrita, per dirla con evangelica litote.
Per questo, dopo molti mesi di pazienza, ho deciso che era arrivato il momento di dire basta.
Signori di Interrete giù le zampe dal Poetry Slam! E giù le zampe da ciò che scrivo!
Ma vi faccio un sunto dell’intera faccenda, prima di proseguire…
Qualche tempo fa, a maggio, nei giorni dell’ultima Fiera del Libro di Torino, mi giunge una telefonata allarmata dagli amici di Sparajurij: «Lello, guarda che c’è un tizio, qua al Lingotto, che delira e dice di essere stato lui a introdurre il Poetry Slam in Italia!» Sono cascato dalle nuvole. A chi poteva venire in mente di dire castronerie del genere in pubblico, e per giunta alla Fiera del Libro di Torino?
La storia della nascita dello Slam in Italia è ampiamente notiziata, ne hanno parlato quotidiani, settimanali, riviste, siti Internet, trasmissioni radio e televisive. Su una cosa non c’è dubbio alcuno: che ad aver organizzato il primo Poetry Slam italiano è stato il sottoscritto, con Nanni Balestrini e Luigi Cinque, nel marzo del 2001, vincitrice Sara Ventroni, ospite Edoardo Sanguineti, e che al sottoscritto si deve la sua diffusione in Italia. Potrei fare un elenco lunghissimo di pezzi giornalistici, trasmissioni, interviste, che confermano quello che dico. Lo sanno anche le pietre in Italia e - posso dirlo senza ibris - anche qualcuno fuori d’Italia (potrei citare Marc Kelly Smith ad esempio, o Rayl Patzack, o gli amici del Poetry Festival di Rotterdam). Su questo stesso sito c’è materiale in abbondanza. Dunque inutile tediarvi ancora. Chi vorrà controllare, ne avrà agio.
Ma allora perché un tale signor Rossano Trentin, che era lì con il signor Andrea Giannasi e che con l’ulteriore signor Massimiliano Zantedeschi mi risulta che diriga l’inclita associazione culturale Interrete, da me mai conosciuto, invitato nientemeno che alla Fiera del Libro di Torino per organizzare uno Slam, invece di slammare, stava lì a dire bugie in pubblico e a farsi bello con le iniziative altrui?
Era mai possibile che chi dirigeva una manifestazione prestigiosa fosse stato tanto malaccorto da mettersi nelle mani di un tizio del genere? Ma era proprio così. Una vera vergogna, ma le cose stavano proprio in questo modo!
Gli amici di Sparajurj, ovviamente, alla fine della dotta prolusione del Trentin, si sono alzati e hanno detto a tutti come stavano le cose. Lui pare che abbia biascicato qualche scusa, né mi risulta che poi chi dirige tanto prestigiosa manifestazione libraria si sia curato di cacciarlo via a calcioni nel sedere per le figure grame che procurava. Morta lì. E morta lì pure per me, anche se molti amici mi dicevano: fa’ qualcosa, questi qui procurano danni a tutti! Intervieni!
Ho lasciato perdere: in fondo erano fatti loro, loro problemi, se per sopravvivere nella giungla letteraria avevano bisogno di fare cose del genere. Da allora mi sono arrivate varie notizie (e proteste) su Slam male organizzati, con regole inventate lì per lì, e, di dritto o di storto, Interrete c’entrava sempre, ma continuavo a dirmi: lascia perdere, lo Slam non è proprietà di nessuno, ognuno si organizza gli Slam che si merita, ecc.
La pazienza l’ho persa qualche giorno fa, andando per caso visitare il loro sito. Non solo Gatto Trentin e Volpe Zantedeschi andavano in giro a dire frescacce, ma avevano pure deciso di cambiare il regolamento dello Slam - facendosene uno a uso, consumo e interesse proprio; non solo copiavano frasi intere dei miei scritti, senza il pudore di citare almeno una volta la fonte ( un esempio tra tanti, dal loro Manifesto dello slam: «Lo Slam Poetry è un modo nuovo di proporre la poesia al grande pubblico, una modalità inedita e rivoluzionaria di ristrutturazione del rapporto poeta - lettore. Lo Slam è sport e arte della performance, è poesia sonora, vocale. Lungi dall’essere un salto oltre la critica, il Poetry Slam è un invito pressante al pubblico a farsi esso stesso critica viva e dinamica.» Belle frasi, peccato che siano copiate in modo pressoché integrale da miei scritti ampiamente pubblicati, ad esempio qui), ma a piè pagina ci avevano pure messo il simboletto del Copy. Per carità: proprietà letteraria riservata e privatissima!
Si mette il copy su idee, su frasi intere, copiate dagli altri… Robe da pazzi!
Ho sempre passato i compiti a scuola, ma ho sempre odiato chi provava a copiare alle mie spalle. Normalmente erano quelli, che non solo erano asini, ma anche viscidamente serpentini.
Infatti, il Regolamento di gara, i Signori di Interrete - tra un plagio e un altro dei miei scritti - se lo erano cambiato proprio bene: 4 giurati popolari e un Presidente (proprio così: un PPPPPRRRRResidente, ovviamente deciso da loro) in modo da tenere tutto sotto controllo… Bella roba davvero. Direi una vera truffa!
chi non ci crede può andare a controllare qui, avendo la pazienza di andare all’art.6 di detto (anzi cosiddetto) Regolamento. Ovviamente ognuno può organizzarsi le gare di poesia che gli pare e come gli pare, ma un Poetry Slam è un Poetry Slam e questa roba di Interrete con gli Slam non ha niente a che fare.
Tanto per chiarezza: lo Slam non tollera presidenze!
. E taccio sulle altre incongruenze presenti nell’interessantissimo scritto, ma che chiunque potrà notare confrontandolo con l’originale e comunemente accettato regolamento ufficiale della Poetry Slam Association e che è visibile qui.
Tuteliamo l’interesse dei consumatori (il pubblico) e dei lavoratori/produttori (i poeti) che fanno la meravigliosa realtà dello Slam italiano. Che mi prescinde e ormai (fortunatamente) mi sommerge. Ma che non ha niente a che fare con quanto organizzato da certi personaggi i quali, pur millantando meriti pionieristici, non hanno ancora capito che la dicitura giusta dell’evento è Poetry Slam e non Slam Poetry, essendo Poetry attributo del sostantivo Slam ed essendo la lingua in questione il buon vecchio inglese…
Personaggi che, con la presente, diffido dal continuare a copiare pezzi interi dei miei scritti senza citarne la fonte, poiché essi, pur non essendo tutelati da copyright, lo sono da Creative Common License (vulgaris: copyleft) che impedisce il riutilizzo di alcunché, se a fini di lucro e senza citarne la fonte. Altrimenti credo che ne parlerò al mio amico avvocato, che è nervoso e comunista. Ho bisogno di qualche soldo, il mio bambino cresce…
Invio copia della presente - of course - a Interrete, all’Ufficio stampa della Fiera del Libro di Torino e a qualche quotidiano, su e giù per l’Italia. Ovviamente non mi mancherà occasione per ripeterlo dal palco nel corso dei miei Slam… Sarò grato a tutti gli amici blogger che vorranno - per amore della verità e per lo sfizio di fare uno sgarbo a chi mariuoleggia - riprodurlo nella loro column. Se non ci diamo una mano tra noi, che non siamo favorevoli alla proprietà privata delle idee, finirà che certi paladini del copy ci ruberanno pure il sito su cui scriviamo!
No more, please, I’m staying tuned: buona fine di agosto a tutti!
Lello Voce

PS: ringrazio Princess Proserpina, Quattropassi, Sparajurj lab., Macchianera che hanno già accettato di rilanciare questo mio scritto sui loro siti.

Altro in Poetry Slam

24 Messaggi del forum

0 | 10 | 20
  • Poca roba 27 agosto 2004 12:15, di Lello Voce

    Poca roba Buffy Buffa. Scrivi tanto ma dici poco oltre insulti e stupidaggini. il Cavaliere te lo lasciamo tutto a te. L’unica pagliacciata qui sono i tuoi post.
    Un cordiale addio
    lello

  • Politica, politica, politica.
    Quello che fate è solo quello... e anche piuttosto male.
    Io non volevo assolutamente difendere Interrete ( ho detto chiaramente che lo slam è una pagliacciata)ma non parlate di dialogo e comunità quando l’unica comunità che vi interessa è la vostra... pseudocomunista e da centro sociale.
    Questo piccolo circo che avete inscenato con la poesia non c’entra un fico secco, questa è politica.
    Ripeto, nessuno che abbia parlato di poesia.
    Un dialogo costruttivo è un’altra cosa. Dalla lettera iniziale di Lello Voce tutto sembrava diverso, poi avete cambiato versione. Non avete dato uno straccio di giustificazione ai pareri contrari.
    Lello - il messia - ha adirittura lanciato la paternale da grande saggio dello slam.
    Nessun commento sul business legato allo slam in america, solo le sue solite starnazzate sul fatto che lui è il più bravo e gli altri fanno schifo.
    E voi -scudieri, perchè è quello che siete- al culmine della fantasia avete tirato in ballo adirittura "il cavaliere".
    Complimenti per la fantasia.
    Non vale nemmeno la pena di perder tempo.
    Statemi bene.
    Buffy

  • > Una polemica denuncia: giù le zampe dal Poetry Slam! 27 agosto 2004 00:18, di sparajurij

    la cosa migliore degli slam a cui abbiamo partecipato come ospiti:
    - che sono una cosa seria.
    - che non ci si prende sul serio.

    ogni slam come va, va.
    si danno alle persone delle poesie che vengono lì per prendersele, per farle diventare parte possibile di sé. è molto vivo e semplice. spesso, quando ci sono poeti bravi, il loro essere poeti sparisce. ad esempio se c’è qualcuno come filippo timi, stefano raspini o sara ventroni, il pubblico che se li trova davanti e sa che in uno slam la poesia può appartenere a tutti, torna a casa prendendosi tutto il bene e il male che c’è appena si è vivi almeno un po’.

    p.s. cara buffy, scudieri ’na sega. l’unico cavaliere che conosciamo lo vedremmo bene trafitto da un raggio di merda, come dice Raspini. esiste e resiste una cosa che di sicuro anche tu conosci e che si chiama amicizia, la quale prevede un approccio verbale talvolta personale e fiducioso, spontaneo e consensuale. quando accadono cose di interesse comune se ne parla stop.
    non si è fatta una scenata isterica e paradossale rispetto alla povertà della realtà presente perché è naturale che sia così, se ne è discusso brevemente col distacco necessario. anche lello apprese la notizia di non esser stato lui, bensì interrete a portare lo salm in fratelli d’Italia, con la stessa ironica sorpresa.
    detto ciò, verificate reiterate imprecisioni nell’atteggiamento degli stessi agenti in borghese, uno decide di puntualizzare e lo fa e fa bene.

  • cara Buffy certo che ognuno ha il nome che si merita. Quello che scrivi semplicemente non ha senso: paladini, scudieri, insulti sullo slam, ritrattazioni che non esistono, supponenze sfuse. Ma in fondo sono problemi tuoi. Grazie comunque dell’attenzione e buona poesia a te (la tua naturalmente, che è assai diversa dalla mia)

    agli altri propongo una riflessione seria sullo slam (spero non seriosa) stimolata dal dibattito in corso su Nazione Indiana.

    Un poetry slam non è un concorso di poesia in estemporanea, e nemmeno la Corrida. Non è trash poetry. Né la soluzione ai problemi della poesia. Ci sono ottimi poeti che fanno slam. Altri, altrettanto bravi che preferiscono di no.

    Lo slam è semplicemente un gioco. Un gioco che ha avuto successo. Addirittura direi un successo ‘popolare’. Ma perché è accaduto questo. E qual è il gioco che si gioca?
    Durante un poetry slam forse i poeti giocano a fare i poeti? Certo che no, sono poeti veri (bravi o meno ). Forse è il pubblico che gioca a fare il pubblico? Meno che mai, il pubblico dello slam è un vero, normalissimo, pubblico.

    Ma allora qual è il gioco che si gioca giocando lo Slam e che piace tanto ai tanti che lo fanno (pubblico e poeti)?

    La mia risposta è: si gioca a fare la comunità, a competere cioè a condividere, a giudicare, cioè a prendersi delle responsabilità, a dissentire, cioè a fare delle scelte. E noi non siamo più abituati a far parte di una comunità. Così ci piace giocare al gioco della comunità. Ci è addirittura indispensabile. Per riabituarci. Da quegli infanti socialmente atrofizzati che siamo diventati.

    Credo che in fondo la faccenda sia tutta qua. Allegorizziamo attraverso il gesto gratuito e socialmente innocuo del giudizio estetico, quel giudizio, politico e antropologico, sommamente rischioso, di cui non siamo più capaci e di cui rischiamo di perdere anche la memoria, ma che è necessario, indispensabile a qualsiasi società. C’è chi la chiama partecipazione. Altri politica. Ma sono comunisti.

    E’ questa la ragione per la quale qualsiasi regola dello slam può essere cambiata, adattata, violata, distorta tranne una: quella che riguarda la giuria: popolare ed aleatoria. Come la realtà.

    Un’altra notazione.

    L’EmCee non è un presentatore e nemmeno un presidente di Giuria. Piuttosto è il demiurgo. L’EmCee è il garante, colui che permette il gioco perché fa da tramite comunicativo, (perché ogni gioco è ovviamente comunicazione) ed è il corifeo, colui che annuncia che la poesia è tornata nella comunità e vuole parlare con e della comunità.

    E’ per questo che poeti bravissimi accettano sorridendo votazioni bassissime. E per la medesima ragione, chi invece vince, non pensa di essere il migliore, crede solo ( e ritengo a ragione) che quella sera è stato più utile e efficace di altri. E se vince danaro anche più fortunato.

    Poiché ognuno di noi che fa slam sa che ogni slam rimette tutto in discussione e che al gioco non c’è fine.

  • > Una polemica denuncia: giù le zampe dal Poetry Slam! 26 agosto 2004 17:46, di Buffy ( l’ammazzavampiri)

    Caro Lello, proprio curiosa la polemica in cui mi sono imbattatuta in questi ultimi giorni di Agosto.
    Stupida,curiosa ma godibile fino alla fine, visto che ora vedo che dopo tutto questo gran polverone di fronte alle lettera di tale Barbara Pinchi anche i tuoi prodi scudieri fanno marcia indietro e ti sbugiardano senza rendersene conto.
    Ma non ti avevano raccontato di aver difeso in pubblico il tuo buon nome alzandosi e raccontando a tutti la verità?
    Premetto che a differenza della "poetessa di Interrete" io mi sono solo imbattuta per caso nello slam. Proprio a Torino, proprio al salone... ma ti giuro io non ho visto nessuno dei tuoi amichetti.
    45 minuti di sfide all’ultimo sangue stile boxe dilettantistica... invenzione ingenua che solo gli americani potevano estrarre dal loro cilindro magico.
    Un bel "messaggio cardiaco" alla poesia morente o forse già morta.
    Sta di fatto che vedo lo slam e mesi dopo leggo in rete di questa polemica.
    Leggo anche dell’intervento dei tuoi scudieri e sorrido, dico: ma pensa se devono inventarsi ste bugie per accampar diritti su una tale scemenza.
    "Giù le zampe dallo slam". Bello lo slogan, che fai combatti chi vuole monopolizzarlo e poi ti gonfi il petto e dici di essere "l’unico messia" dello slam in Italia ( io sono stato il primo, io comosco gli americani...io, io, io... ).
    E ancora legiferi sul regolamento e poi, ingenuamente, dici che si possono cambiare tutte le regole ma non quella (l’unica mi sembra) che hanno cambiato i tuoi rivali.
    Ma dai... tanto più che il giudizio è pubblico e la gente vede i voti.
    Una polemica e seria se si basa sui dati di fatto... queste mi sembrano le litigate che si facevan da bambini giocando a nascondino...
    E poi dici di odiare il copyright e t’incazzi per cinque righe... nemmeno fosse la divina commedia.
    A maggio dopo il teatrino mi ero fatta un’idea sullo slam... e dopo queste ultime uscite non posso che confermarla. Tanto "starnazzare" su regole e regolette e nessuno che parli di poesia.
    Tanto starnazzare sullo slam e pensar agli americani e poi nell’Italietta nostra politicizziamo anche questo.
    Sai, per curiosità, sono andata a veder che fanno gli americani... bè non c’è che dire un bel bussiness.
    Loro vendono le magliette e i capellini e voi fate politica...
    Padronissimi, ma non è il modo combattere il sistema... proprio no!Così è ridicolo.

    In bocca al lupo comuque... e buone slemmate!

    Buffy

  • > Una polemica denuncia: giù le zampe dal Poetry Slam! 26 agosto 2004 13:18, di sparajurij

    ovvio che non si sia fatta una patetica piazzata che avrebbe magari spiazzato i piazzisti ma non aggiunto nulla la delirio fieristico in cui ciò era inserito.
    si è semplicemente fatto notare ai diretti interessati che la vicenda dello slam in italia noi la si conosceva diversamente, come di certo anche loro.
    l’universale nel relativo è un complotto, per cui è meglio ritornare all’origine del problema:
    e cioè dire e scrivere cose non vere per approssimatezza o fraudolenza che sia, magari sbandierandola come poesia.

    anche noi organizziamo slam. non ufficiali. a volte qualcosa la cambiamo, sperimentiamo giochiamo ma non ci appropriamo.

    è una questione di qualità, una formalità.

    ciao

    Vedi on line : breve risposta a barbara

  • Cara Barbara... 25 agosto 2004 17:44

    barbara cara,

    mi fa piacere che tu partecipi agli slam Interrete e che li apprezzi. peccato che - se funzionano sulla base del regolamento pubblicato - non siano slam. Mi spiace sapere che ci sono altri che fanno corbellerie e tramacci tipo due ’esperti’ di poesia in giuria, ma questo non cambia le cose. perchè non provi prima di andare avanti nella discussione a dirmi che pensi della bella idea Interrete di copiare e poi porre sotto copy pezzi interi dei miei scritti senza citarne la fonte? Non credo che alcuno sia obbligato a fare Poetry Slam secondo le regole, ma se si tocca la giuria popolare, quella roba non è più uno slam: è un concorso, una gara di poesia, un premio estemporaneo, ma con lo spirito dello slam non c’entra un bel nulla. Poi ognuno è libero di partecipare a quello che gli pare e pure di esserne soddisfatto. Pr quanto riguarda le millanterie di primogenitura, leggi cosa scrivono loro stessi e vedrai... In che consisterebbe l’anteprima nazionale di Interrete?
    ma per oggi, davvero, basta così!
    Lello

  • > Una polemica denuncia: giù le zampe dal Poetry Slam! 25 agosto 2004 16:24, di Barbara Pinchi

    Mi chiamo Barbara Pinchi, ho partecipato e partecipo agli Slam di Interrete. Ho letto le critiche giunte all’Agenzia da parte tua.

    La prima volta che mi hanno invitata ad uno Slam ho fatto un giro su Internet perchè volevo avere più informazioni possibili... Lello Voce e le sue iniziative erano indubbiamente in primo piano, gran pioniere del Poetry Slam. Sono stata a Roma a vedere/sentire il Primo Poetry Slam Internazionale organizzato da te per RomaPoesia e ne sono rimasta entusiasta. Partecipare agli Slam è stata per me una grande esperienza, emotiva, fisica, ho sfidato i miei occhi e la mia mente. Ho conosciuto fantastici poeti e le loro performance, sono cresciuta e sono tornata piccola. Al di là del risultato (maiarrivataprima!) io devo ringraziare l’Agenzia Interrete che mi ha dato questa curiosissima possibilità. Non credo, sai, che i poeti che partecipano agli Slam di Interrete siano tutti così superficiali e sprovveduti come pensi: io prima di partecipare ho letto il regolamento, se non mi fosse piaciuto o lo avessi trovato fraudolento non avrei certo partecipato -tantopiùchenonmipaganessuno! -.
    Non scrivo per mettere in discussione le regole dello Slam, tu ne hai certo ampia conoscenza, ma mi chiedo cos’è che è giusto o sbagliato e tanto più chi è che DECIDE cos’è regola e cosa non regola. Sò che si stanno facendo diversi Slam in Italia, non tutti possono purtroppo essere visti da tutti e non tutti possono essere "controllati". Mi chiedo come tu possa dire con assoluta certezza, mettendo in discussione la qualità degli Slam di Interrete -senzavernemaivistouno- che si tratti di truffe. Questo sicuramente mi lascia perplessa. Posso anche mettere io per prima in discussione la necessità o meno di un presidente di giuria, posso però altrettanto mettere in discussione il libero arbitrio di poter cambiare a seconda delle "esigenze" altre regole. Chi è che decide quali regole si possono/devono mantenere o quali si possano/volendo cambiare? C’è per caso un PRESIDENTE degli Slam?! A me per esempio l’idea che un poeta vada sul palco e si: addobbi/portioggetti/simettasuonarestrumenti non piace affatto. Credo nei bravi poeti e nella loro forza di trasmettere emozioni, a vedere gli show vado da un’altra parte. Da uno Slam mi aspetto POESIA, VOCE E PASSIONE (cometuciinsegni). Non credo che uno Slam possa essere definito una pagliacciata ( se non altro per rispetto dei poeti -braviomenobravi- che hanno partecipato, perchè comunque sono loro a fare Slam) perchè c’è un presidente -aldifuoridiquantopiacciaononpiacciapoliticamentequestaparola- di gara. Io ho partecipato ad uno Slam dove addirittura c’erano DUE "esperti" di poesia in giuria oltre a quelli estratti dal pubblico, in un altro ancora ho visto arrivare indegnamente primo un poeta che aveva -anchesecasualmente- due amici in giuria... credo che che oggi la correttezza sia solo da affidare alla coscienza individuale. Concordo con te quando dici che non tutti i Poetry Slam sono Poetry Slam: si fanno Slam in cui la gente va davanti al microfono e legge la propria poesia come quella che s’imparava a memoria per la recita di Natale. Neanche questo è Slam eppure se ne fanno tanti così che in realtà dovrebbero essere chiamati semplicemente (noninsensodispregialivo) letture, gare di poesie ma certamente non Poetry Slam. Mi chiedo se è vero che ci si preoccupi tanto della Poesia e di come proporla nel modo migliore o se ci si preoccupi di più di dimostrare (quandopoièchiarochenoncen’èalcunbisogno) chi è arrivato prima. Per me l’importante è che ci sia una buona gallina e un buon uovo, poi vedremo chi è più bravo a far frittate! C’è un altro enorme dubbio che mi frigge in testa: mi chiedo perchè tutto questo polverone sia nato da un enorme bugia. Io al Salone del Libro di Torino c’ero. C’ero allo Slam. Nessuno dei tuoi amici Sparajurj si è alzato a protestare. Nessuno ha interrotto lo Slam (conunasolaoradisposizionenonc’eraneanchetempodiriprenderefiato!), il Sig. Trentin/l’EmCee/il presentatore/il gatto o come altro possa farti piacere chiamarlo, non ha avuto nessun tipo discussione con nessuno. C’erano molte persone quel giorno, ci sono anche le registrazioni (amatorialiquantovuoimapursemprereali!) dello Slam di Torino.

    BUGIA.

    Lecito chiedersi il perchè. Lecito darsi personali risposte.

    Non sempre è facile credere a ciò che nasce dalla falsità. Io non ho problemi a mettere in discussione me, Interrete e gli altri poeti, a patto però che non si inventino falsi pretesti per poter dire ciò che si pensa.

    Per quanto riguarda il Copyright è cosa che riguarda il Sito dell’Agenzia Interrete.
    Posso solo renderti nota la mia personale testimonianza: non ho mai sentito dire da nessuno di Interrete di essere stati gli inventori del Poetry Slam in Italia (echeiosappianeanchealtrove), certamente nel 2004 hanno dato diverse opportunità a tanti poeti di divertirsi e di sognare.

    Barbara Pinchi

    Vedi on line : Una polemica denuncia: giù le zampe dal Poetry Slam!

  • Terza puntata: sono scomparsi! 25 agosto 2004 15:36

    Cari miei, novità nuove!
    Il Gatto e la Volpe si sono volatilizzati: PUFF e della loro lettera indignita non c’è più traccia sul loro sito. chissà perchè...
    Comunque sia, l’avessero eventualmente persa, voglio rassicurarli: ne conservo copia in html. Se può essere loro utile la ri-pubblico io.
    Magari loro sono di nuovo troppo impegnati ad indicare a poveri Poeti-Pinocchio dove seppellire zecchini d’oro ai piedi dell’albero dello Slam...

    Grazie a tutti voi che solidarizzate, anche a Brav’uomo che linka. A Claudio a MacAdam. A quelli che commentano su altri siti. Pure a quelli che non condividono, ovviamente, per aver deciso di prestare attenzione

    salutoni
    Lello

  • Non ci conosciamo ma ti seguo da un po’. Ti faccio un collegamento sul mio piccolo blog. Un saluto,

Altro in Poesia