I giovani poeti? A una sola dimensione e pigri. Fate una gita fuoriporta

Corriere della Sera - Solferino 28 - settembre 2014 31 gennaio 2015 Articoli e recensioni
I giovani poeti? A una sola dimensione e pigri. Fate una gita fuoriporta

I giovani poeti italiani sono lettori conservatori, retrogradi? La generazione dei loro padri era pi¨ all’avanguardia? Sý, secondo Lello Voce, poeta tra i pi¨ attivi nello sperimentare forme vive di poesia orale oltre che scritta. Pubblichiamo un intervento che ha mandato a Solferino28, che dialoga con quello di Corrado Benigni (lo trovate qui) sui risultati dell’inchiesta sui poeti under 40 italiani svolta da Pordenonelegge, il cui festival si sta svolgendo in questi giorni.


Benigni ha provato recentemente ad analizzare su Solferino 28 i dati dell’inchiesta promossa da Pordenone legge tra i poeti under 40. Vorrei soffermarmi anch’io su alcuni punti. Intanto: persino Benigni, che non ha ascendenze avanguardistiche, fatica a trattenere lo scoramento quando si tratta di prendere atto che, a guardare i dati, i riferimenti delle nuove generazioni italiane sono sconsolatamente arretrati. C’Ŕ posto appena per Zanzotto e Raboni. Per il resto Ŕ il deserto: non solo non c’Ŕ alcun interesse per autori come Sanguineti, Porta, Pagliarani, Balestrini, Rosselli, Leonetti, Spatola, Vicinelli, ma neanche per altri ben lontani dalle neo-avanguardie, penso a Fortini, Villa, Cacciatore, Di Ruscio, Delfini, Roversi, Ciabatti.

Viene da dire che non servirebbe neanche suggerire a codesta one-dimensional generation la proverbiale gita a Chiasso: un giro fuoriporta, intanto, potrebbe bastare.

Benigni, poi, si lamenta della latitanza della critica nel suggerire indicazioni operative e letture cogenti. Come dargli torto, se a questa richiesta la critica (ad es. Roberto Galaverni) si limita a opporre un chi fa da sÚ, fa per tre? Questa critica, peraltro, non ha gli strumenti per interpretare la contemporaneitÓ, sa leggere solo il testo, e poco sa degli aspetti performativi di un’arte fondamentalmente orale. Questi poeti hanno, dunque, la critica che si meritano.

NÚ Benigni stesso osa pi¨ di tanto, continuando a identificare la poesia con il suo testo scritto e a sottovalutare i suoi aspetti performativi, augurandosi improbabili “rinascimenti editoriali”. Se tenesse presente che ultimamente – e con mia grande gioia – persino l’assolutamente tipografico De Angelis calca i palchi accompagnato dalla musica, forse la sua speranza di cambiamento sarebbe pi¨, blochianamente, “concreta”.

Lello Voce

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