Generazione X: un colloquio con Marco Philopat sulle culture antagoniste

3 gennaio 2005 Interviste e dialoghi
Generazione X: un colloquio con Marco Philopat sulle culture antagoniste

C’è un uomo in Italia che dice di aver inventato la contestazione. Proprio così: inventato. E da un certo punto di vista non si può dargli torto, perché quando Melchiorre Gerbino, è questo il suo nome, di ritorno dalla Svezia, nell’ormai lontanissimo 66, fonda con Vittorio Di Russo l’indimenticabile Mondo Beat lo fa in un’Italia ancora sonnacchiosa e pronta strillare scandalizzata nel leggere sulle colonne del Corriere della Sera la singolare storia di Di Russo, tra i fondatori del movimento provos olandese, scacciato da Amsterdam e giunto Roma per essere sbattuto di filato in guardina. Ma ad attendere Di Russo non c’era solo la Polizia, c’era anche Gerbino ed è dall’incontro di questi due capelloni, anzi ’barbudos’ come si diceva allora, che nasce il primo capitolo di quella contestazione che poi, con caratteristiche certo cambiate, giungerà sino al 68, al 77. Ma a voler stare alla filologia tutto comincia proprio con Di Russo, Gerbino e il loro Mondo Beat.
Come stupirsi che proprio al singolare siciliano, artista, leader della contestazione, scrittore, istrione sia dedicato l’ultimo dei volumi della trilogia che uno dei più intelligenti e sensibili tra i nostri ’agitatori culturali’, Marco Philopat, ha consacrato a ricostruire i momenti salienti di quella che lui definisce la generazione x, quell’insieme di movimenti ( e di culture) che tra i Sessanta e gli Ottanta ha integralmente dissentito nei confronti di ciò che una volta si definiva ’il sistema’? Il racconto di Philopat inizia dai punk e dal loro ’no future’, mirabilmente descritti in Costretti a Sanguinare, per poi proseguire con le gesta della Banda Bellini, ’quelli del Casoretto’ leggendario servizio d’ordine nei plumbei (letteralmente plumbei) anni Settanta e terminare col capitolo con cui tutto iniziò: per l’appunto Mondo Beat, Barbonia City, la ’Cava’ dove si riuniva la redazione del foglio ciclostilato, la vita, le avventure i peccati, i Viaggi di Mel, al secolo Melchiorre Gerbino.
Ma quella di Philopat è più di un’operazione strettamente letteraria, è un lungo, lucido percorso d’analisi politica, culturale, antropologica di quegli anni che ci fa intravedere legami saldi anche col nostro presente. Quest’ultimo volume, poi, costruito sull’incrocio polifonico di capitoli-voci, di lingue diverse, è ancor più degli altri capace di coinvolgere il lettore in un turbine di differenti prospettive, di trascinarlo lungo il filo sospeso e teso del dialogo nascosto che sta dietro tutto il racconto: quello tra l’agitatore culturale di ieri - Gerbino - e quello di oggi - Philopat stesso. Ma poiché I viaggi di Mel è solo l’ultima tessera di un mosaico più ampio, è da qualche questione generale che deve comunque iniziare il mio dialogo con l’autore.
In tutti e tre i tuoi romanzi si parla di conflitti, conflitti aspri, con la morale, con la società e le sue strutture oppressive, col pensiero omologato, con certa ’politica’. Tutti i tuoi protagonisti hanno, in compenso, un’identità forte, spiccata, hanno sogni e memorie. Che rapporto c’è, che rapporto c’è stato in questi decenni ultimi tra ’identità’ e ’conflitto’?
La sinistra radicale italiana non ha mai amato troppo il concetto di identità, preferisce quello meno essenzialista di soggetto. Però non c’è dubbio che i tre cicli eretici di insubordinazione, conflitto e resistenza descritti nei miei romanzi, e vale a dire anni 60, anni 70, anni 80, hanno sedimentato visioni, idee, gusti, valori comuni in una parte crescente della popolazione, e non solo giovanile. E così con la stagione dei centri sociali e dell’hiphop di movimento nei primi anni 90, fino ad arrivare a Seattle, Genova e i no global, si assiste all’affermazione in Italia di un soggetto coeso di ragazze e ragazzi dotati di un ethos distintivo e di progettualità culturale autonoma. Un soggetto che non riusciamo ancora a nominare, ma che indubbiamente c’è e agisce collettivamente. Si tratta di una generazione cosmopolita e libertaria che oppone un violento rifiuto alla destra mediatica e clerico-fascista, ma è anche critica delle forme ereditate della sinistra italiana. Insomma stiamo parlando di quella lunga generazione X che a 30 anni dal 77 e a 15 anni dalla fine della guerra fredda è ancora esclusa da diritti politici e garanzie sociali.
E’ indubbio che ricordare sia fondamentale, ma io credo che questa tua trilogia sia più che un’operazione ’memoriale’, credo che tu - infine - abbia tentato di dare un’interpretazione generale dei ’movimenti’, o almeno di alcuni dei ’movimenti attivi tra 60 e 80, puoi offrircene una sintesi? E quanto è importante, secondo te, che il nostro rivolgerci a quegli anni non sia soltanto un’operazione ’memoriale’?
L’interpretazione la danno i protagonisti dei tre romanzi partendo dal loro vissuto, io mi sono limitato a tirare i fili, tessere una tela, creare alchimie per fare reagire i ricordi e le affettività con la documentazione storica. Certo la scelta dei personaggi è fondamentale. Il punk di "Costretti a Sanguinare" inizia gridando il suo disperato "No future" ma poi, poco prima di soccombere alla follia, getterà le basi per il futuro consolidarsi della stagione dei centri sociali. Andrea Bellini come uno Spartaco moderno è insofferente a qualsiasi tentativo di addomesticamento, vuole tutto e subito, se ne fotte persino della vita stessa pur di salvare i cento da cafoni di periferia che continueranno la lotta. E infine Melchiorre Gerbino, forse il protagonista più complesso, alieno alla normalità, un dinamitardo della natura umana, tra i primi che nel 1967 si dichiararono cittadini del mondo coniando il termine "contestazione". Pioniere degli stravolgimenti del 1968 si trasforma in nomade guerriero del libero amore nella spasmodica ricerca di zone temporaneamente liberate in tutto il globo. Rincorso da presunti agenti della Cia, del Mossad e soprattutto del Vaticano, percorrerà vie di fuga sempre più intricate fino a farsi travolgere da inevitabili e devastanti contraddizioni.
A loro modo sono tutti e tre percorsi della sconfitta dove chi si immedesima non può fare a meno di sviluppare una coscienza critica cogliendone gli errori e le genialità... Un esplicito invito allo scoprire se stessi in un viaggio alle origini di quel soggetto di cui parlavamo sopra... "Strappatevi la cravatta dal collo e il sacrificio dallo zuccone e viaggiate! Viaggiate e viaggiate ancora... Parola di Melchiorre Gerbino".
Ma insomma chi è Melchiorre Gerbino?
Un critico letterario un anno fa mi ha detto: "Ma veramente vuoi fare un lavoro su un poveraccio del genere?" Vorrei ricordare a tutti coloro che disprezzano il protagonista dei "I Viaggi di Mel" che attorno alla metà degli anni 80, cioè in pieno riflusso conformista, e vent’anni dopo "Mondo Beat", Melchiorre Gerbino fece dimettere due sindaci di Calatafimi in odore di mafia, grazie alla sua grande capacità affabulatoria, con una serie di comizi/monologhi autogestiti nelle piazze siciliane... E lo fece da solo! Con la stessa audacia con cui inneggiò al pacifismo e all’amore di gruppo in una grigia e catto-comunista piazza del Duomo del 1966 infastidita dalla "Zanzara" del Parini. A costoro direi anche che la recente conversione all’Islam del Gerbino è frutto di un’ennesima fuga dagli agenti del Vaticano sospinti da una nuova ondata di integralismo cattolico che regna oggi nel mondo...
Nella tua trilogia, "I Viaggi di Mel" è quello più denso di documenti storici, quasi che in certi casi le carte parlassero da sé, senz’altro bisogno che il romanziere si limiti ad accompagnarle per mano sino alle soglie del libro. L’impatto, probabilmente per il forte coefficiente estetico dei materiali presentati, è notevole: com’è nata questa scelta secondo me felicissima e quanto c’entra il fatto che Gerbino è certamente un ’personaggio’ non addomesticabile, che vuole raccontarsi, più che essere raccontato?
Sicuramente il conflitto tra me e Melchiorre è stato a tratti aspro, e credo di essermi conquistato la sua fiducia grazie alle tante ore ed esperienze che abbiamo vissuto insieme, tra la sua piccola residenza nella campagna del trapanese, le barriere coralline del Madagascar, e a Milano in casa mia o in ufficio. Ma a parte "La Banda Bellini", dove il materiale iconografico avrei potuto trovarlo solo in questura, a causa della riconosciuta abilità del Casoretto a sfuggire agli obiettivi, di solito mi piace fare uscire i contenuti dalle pagine di un libro, proprio come era intento delle prime punkzine con le quali, un tempo, mi cimentavo. D’altronde il modello punkzine domina in miliardi di siti nella Rete e il libro deve essere capace di esplodere nella quotidianità. Mi piace concepire le presentazioni come happening, coinvolgere tutte le arti della comunicazione. Quest’ultimo libro è accompagnato da una mostra su "Mondo Beat" con l’aiuto dello sterminato archivio di Ignazio Maria Gallino; Francesco Galli, un amico regista, ha realizzato un documentario dal titolo "Mondo Mel", e poi attori e musicisti interpretano i testi e i climi degli anni Sessanta, Cyberone di Spazio Petardo associato a Bob Scotti, un diggei beat, alla consolle del trip to the freaky era, per fare ballare i neobeatniks in ognidove.
Tre romanzi di successo, tre romanzi che vendono con una piccola casa editrice la ShaKe, che resiste ostinata alla globalizzazione editoriale. E tu ti ostini a pubblicare da un ’piccolo’, dando un esempio delle scelte che molti dovrebbero fare. Questo significa che anche i piccoli possono diventare visibili? Che anche per chi non dice sempre sì esistono quote di mercato?
Credo che le piccole case editrici siano dei veri e propri centri di ricerca ben collegati con il territorio, e siccome preferisco definirmi agitatore culturale piuttosto che scrittore la mia collocazione in una grande azienda mi sembra alquanto improbabile, anche se non escludo a priori la possibilità di provarci. Qui in Italia ci sono degli esempi ben riusciti, il rapporto tra Einaudi e Wu ming lo dimostra. Però si deve capire l’importanza delle piccole case editrici nel ruolo della formazione, luoghi di frontiera tra la strada e un impiego nell’ambito culturale, ammortizzatori sociali nel definire e dare un nome alla nefasta influenza dell’attuale società dello spettacolo in centinaia e centinaia di giovani illusi.
La ShaKe è da vent’anni una struttura editoriale a servizio delle più svariate anime del movimento, in prima linea nel cercare di decodificare il presente, esattamente come Primo Moroni ci insegnò alla fine della grintosa stagione del punk.
Poi se mi parli di quote di mercato, non so proprio cosa dire. Se penso a tutte le innovazioni che la ShaKe ha regalato, praticamente gratis, dovunque e a chiunque senza mai una volta potere stare tranquilla dal punto di vista economico, mi viene solo da ridere. Ma qui si ritorna al problema della generazione x che produce grande creatività dal basso ma è marginalizzata in politica e precarizzata al lavoro. San Precario è un’icona che almeno a Milano ha funzionato parecchio nell’aggregare le spinte caotiche e dispersive del malessere sociale. Melchiorre Gerbino non sarà mai un santo, questo è chiaro, ma alle volte le più bizzarre utopie sono attrezzi potenti per smuovere l’immaginario...

Marco Philopat,
I Viaggi di Mel
In allegato Storia documentata di Mondo Beat a cura di Melchiorre Gerbino
ShaKe editore

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18 Messaggi del forum

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  • Generazione X: un colloquio con Marco Philopat sulle culture antagoniste 11 gennaio 2007 12:24, di Melchiorre Gerbino

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    fbrioschi@wikimedia.it, jwales@wikimedia.org, repubblica@yahoo.com, direttore@corr.it, vzucconi@aol.com, web@lastampa.it, direttore@lapadania.net, ildirettore@ilfoglio.it, lettere@bresciaoggi.it, socialisti@kore.it, scrivici@venetoradicale.it, politica@liberazione.it, politiche@unita.it, posta@ilmattino.it, redazione@ilmanifesto.it, redazione@indipendenteinrete.it, direttore@liberalcafe.it, direttore@ildomenicale.it, d.olivero@repubblica.it, redazione@diario.it, roberto.bui@libero.it

    Signori di Wikipedia Italia, Braschi, Vimercati, "Senpai", "Sheriffo Cattivo" & Co,

    e p.c. Mr.Jimmy Wales, Wikipedia Founder :

    1) Uno dei vostri "utenti" , tale "Tempiese", di cui io non conosco la vera identita’, ha inserito nella vostra Enciclopedia la voce "melchiorre gerbino wikipedia", di sua iniziativa e avendomelo comunicato quando essa era gia’ online. Voi "amministratori" di Wikipedia Italia, pubblicandola, avete classificato questa voce come "pubblicitaria". Vi chiedo: Che puo’ pensare uno che naviga in Internet e legge "pubblicitaria"?! Pensera’ per forza di cose che Melchiorre Gerbino ha voluto pubblicizzarsi in Wikipedia, magari facendo una "donazione" a Mr. Jimmy Wales.

    2) La voce "melchiorre gerbino wikipedia", che a me era gia’ sgradita cosi come era stata scritta da "Tempiese", ha scatenato una "editing war", cui io non ho preso parte, perche’ non voglio dedicare il mio tempo a un business all’americana come Wikipedia senza ricavarne dividendi. Quando la "editing war" ebbe raggiunto il climax e la voce era zeppa di sentenze ridicole e lesive della mia immagine (mi si facevano gli elelttroshock da "bambino"; ho l’AIDS; sono un personaggio istrionesco; scrivo post demenziali; vado dicendo in giro che il Vaticano ha tentato di assassinarmi 40 volte; etc...) allora voi amministratori di Wikipedia Italia avete bloccato le "modifiche" alla voce ed essa e’ rimasta cosi per circa 2 settimane.

    3) Dopo avermi cosi esposto al ridicolo e al grottesco, voi "amministratori" di Wikipedia Italia avete deciso di "cancellare" la voce, ma non di ritirarla dal web, per cui ora chi entra in un motore di ricerca e va a "melchiorre gerbino", vi trova subito "melchiorre gerbino wikipedia" e vi legge: "Attenzione: questa voce è stata cancellata (OTRS Ticket#: 2007010910011484) e bloccata per impedirne la riscrittura" e di conseguenza pensa che io, dopo essermi pagata la "pubblicita’" in Wikipedia, avendo compiuto chi sa quale indegnita’, ne sia stato cancellato.

    MORALE DELLA FAVOLA: Signori di Wikipedia cui la presente e’ intestata, cosi come voi per i vostri interessi vi siete arrogati il diritto di fare e sfare quello che vi pare e piace con la mia immagine e con la storia di Mondo Beat, che e’ il mio business (per farlo capire a Mr.Jimmy Wales), cosi ora io per i miei interessi mi arrogo il diritto di fare e sfare quello che mi pare e piace con la vostra immagine e col vostro business, interferendo da Wikipedia Albania a Wikipedia Zimbabwe, e cio’ faccio a viso aperto, UFFICIALMENTE, e fin tanto che i termini "melchiorre gerbino" e "mondo beat" non siano stati rimossi dal vostro business, e non appaiano piu’ in nessuna delle voci di Wikipedia, per nessun motivo, in nessuna circostanza!

    Melchiorre Gerbino
    fondatore e leader del Movimento Mondo Beat, proprietario della testata e direttore responsabile della rivista "Mondo Beat" (Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 32 in data 30-1-1967).

    PS: A richiesta di chi voglia, posso inviare la pagina della voce "melchiorre gerbino wikipedia", cosi come essa appariva.
    vafusex@yahoo.com

  • To: fbrioschi@wikimedia.it, ebauer@wikimedia.org, jwales@wikimedia.org, repubblica@yahoo.com, direttore@corr.it, vzucconi@aol.com, web@lastampa.it, direttore@lapadania.net, ildirettore@ilfoglio.it, lettere@bresciaoggi.it, socialisti@kore.it, scrivici@venetoradicale.it, politica@liberazione.it, politiche@unita.it, posta@ilmattino.it, redazione@ilmanifesto.it, redazione@indipendenteinrete.it, direttore@liberalcafe.it, direttore@ildomenicale.it, d.olivero@repubblica.it, redazione@diario.it, roberto.bui@libero.it

    Gentili Signore e Signori di Wikipedia,
    stiamo parlando due lingue diverse, stiamo giocando a due giochi diversi. Voi di Wikipedia fate il business all’americana della cultura, non c’e’ niente di male, ma a me questo business non interessa e da pure fastidio, perche’ io faccio la storia, purtroppo, ed entrero’ nelle enciclopedie a tempo e luogo (quelli che facciamo la storia non abbiamo premura).
    Nell’incompatibilita’ delle nostre posizioni, non solo chiedo che sia cancellata la voce "melchiorre gerbino wikipedia", che io non ho chiesto che fosse pubblicata, e che risulta ridicola e lesiva della mia immagine, ma chiedo altresi’ che in Wikipedia le voci "melchiorre gerbino" e "mondo beat" siano tolte ovunque si trovino. Voglio ricordare che io sono stato il proprietario della testata e il direttore responsabile della rivista "Mondo Beat" (Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 32 in data 30-1-1967).
    ESIGO che i termini "melchiorre gerbino" e "mondo beat" siano rigorosamente non menzionati nel vostro business, perche’, avendolo voi gia’ fatto, avete recato grave danno alla mia immagine e ai miei interessi economici.
    ESIGO che voi facciate cio’, in primis alla voce "giuseppe pinelli wikipedia", e poi in tutte le altre dove "melchiorre gerbino" e "mondo beat" si trovino menzionati, dato che io non voglio stare a fare rettifiche e discussioni nelle vostre voci, come il vostro business richiede, perche’ io non percepisco dividendi dal vostro business.
    In mancanza di cio’, io ed altri muoveremo senza esclusione di colpi contro la vostra immagine e i vostri interessi, giacche’ voi avete devastato la nostra immagine e i nostri interessi.
    INFINE, poiche’ il piu’ grave danno lo avete arrecato quando avete pubblicato la voce "gianni de martino wikipedia", impostata sull’assunto che quel signore fosse stato "uno dei fondatori della rivista Mondo Beat", quando invece e’ stato una spia infiltrata in Mondo Beat verso la fine della sua storia, VI CHIEDO PERENTORIAMENTE di cancellarne la voce da Wikipedia e di bannare i termini "gianni de martino" dalla vostra Enciclopedia, e cio’ in Wikipedia Italia, in Wikipedia Francia e in Wikipedia Luna, se porterete il business pure la’, a risarcimento del danno che avete arrecato.
    Con osservanza e poca pasienza

    Melchiorre Gerbino

  • Generazione X: un colloquio con Marco Philopat sulle culture antagoniste 30 dicembre 2006 22:06, di Melchiorre Gerbino

    Gentilissimo Signor Presidente, Onorevole Giorgio Napolitano,
    lo scrivente, Melchiorre Gerbino, e’ stato il direttore della rivista Mondo Beat e il leader dell’omonimo Movimento. A Mondo Beat nacque La Contestazione, che dal 1967 si propago’ in Italia, poi in Francia dal 1968. Mondo Beat fu fondato (Movimento e Rivista) da Vittorio Di Russo, Umberto Tiboni e da me il 15.10.1966 in Milano e in Milano fu disciolto il 15.7.1967, tre giorni dopo che la Tendopoli di "Nuova Barbonia" era stratta distrutta con un’operazione congiunta di esercito, carabinieri e polizia.
    Per venire ora a Fernanda Pivano, diro’ che, dopo una breve fase iniziale di "annusamento", corse cattivo sangue tra Mondo Beat e il "salotto letterario" di Fernanda Pivano e tra le due parti non vi furono sinergie ma rigetto. Da una parte Fernanda Pivano non capiva il senso e la portata di quello che si andava sviluppando a Mondo Beat, e chiamava cio’ "sottocultura di ragazzi di strada", tutta presa a vendere il prodotto della beat generation americana, di cui traduceva e introduceva testi, d’altra parte a Mondo Beat si temeva, specialmente da parte mia, che con vane mode d’oltreoceano Fernanda Pivano fecesse rammollire i giovani libertari, che erano invece chiamati a pelare gatte nostrane (e ce n’erano!).
    Durante il suo percorso, nel Movimento Mondo Beat confluirono le altre correnti libertarie che operavano in Milano, di cui le piu’ rimarchevoli l’Onda Verde e i provos della "Sacco e Vanzetti", e cio’ avvene per la buona volonta’ di tutti e soprattutto di Giuseppe Pinelli, il quale diede il primo colpo di manovella di ciclostile al primo numero della rivista Mondo Beat e partecipo’ attivamente allo sviluppo della storia del Movimento fino al suo scioglimento. Dopo lo scioglimento del Movimento, per la stampa di un ultimo numero della Rivista si offri’ disinteressatamente l’editore Giangiacomo Feltrinelli.
    Come vede, Signor Presidente, un percorso intenso quello di Mondo Beat, otto mesi che fecero storia: da Giuseppe Pinelli, che diede l’avvio della Rivista col ciclostile, a Giangiacomo Feltrinelli che scrisse l’articolo di fondo dell’ultimo numero. In quegli otto mesi a Mondo Beat furono formulate l’ideologia, la metodologia e la terminologia de La Contestazione, che e’ "azione non-violenta di massa per l’affermazione dei diritti civili e per la salvaguardia dell’ambiente nell’era nucleare". I termini "contestare", "contestatore", "contestazione", vennero coniati, in questa nuova accezione, a conseguenza delle "diffide" e dei "fogli di via" che la questura di Milano "contestava" ai giovani di Mondo Beat che non erano residenti in citta’, per rispedirli ai loro luoghi di origine: a un certo punto i giovani di Mondo Beat si appesero il foglio della diffida al collo, come fece Alfio D’Agosta, e a Piazza del Duomo, tra i flash dei fotografi dei quotidiani "contestarono" la questura di Milano, finendo ovviamente in prigione: l’Istituto di correzione minorile Cesare Beccaria e il Carcere di San Vittore ne erano letteralmente intasati. Fu cosi’ che da "contestati" i giovani di Mondo Beat mutarono in "contestatori".
    Ma a Mondo Beat non ci si impegno’ solo in azioni mirate ad affermare i diritti civili, ma ci si impegno’ pure a salvaguardia dell’ambiente e al recupero di opere del patrimonio universale, se e’ vero che i giovani di Mondo Beat furono i primi ad accorrere a Firenze, a dar soccorso dopo l’alluvione, e se e’ vero che sul loro esempio accorsero a Firenze centinaia di giovani da piu’ parti d’Europa, non pochi dei quali si sarebbero poi integrati in quel "Movimento di Cittadini del Mondo" che fu appunto Mondo Beat. Se i giovani che accorsero a Firenze furono battezzati "angeli del fango" non fu perche’ avevano i capelli a spazzola e facevano il lavoro bestemmiando tra i denti, ma fu perche’ avevano lunghe chiome e una generosita’ inesauribile nel prodigarsi nel fango.
    Che faceva intanto Fernanda Pivano? Niente. Qualche fumacchiata di hashish, forse, se e’ vero che Gianni Scarpelli, uno che frequentava assiduamente il suo salotto, fini’ in prigione, con grande risonanza sui giornali - il primo caso in Italia! - per consumo di hashsh: Fernanda Pivano fini’ pure con grande risonanza sui giornali, ma perche’ fece ottenere a Gianni Scarpelli, che non era pittore, il permesso di dipingere in cella (!).
    In quegli otto mesi della sua storia Mondo Beat fu il crogiolo dei temi del rinnovamento della societa’ italiana. Nella redazione della sua Rivista, detta "La Cava" per l’antico scantinato a volta che ne faceva parte, passarono i primi italiani ecologisti, divorzisti, abortisti, obbiettori di coscienza al servizio militare obbligatorio, animalisti, macrobiotici, preti che invocavano il diritto al matrimonio, lesbiche e gay dichiarati. E passarono migliaia di giovani, numerosissime le ragazze, di ogni parte d’Italia e di tutte le estrazioni sociali. E passarono tanti giovani stranieri, numerosi i francesi che avrebbero poi propagato La Contestazione nel loro Paese. Il gruppo internazionale piu’ intrinseco a Mondo Beat era formato da circa 400 giovani che facevano "contestazione globale", cioe’ si rifiutavano di vivere in famiglia, avevano abbandonato l’istituzione scolastica, non si piegavano al lavoro salariato. I loro volti sono immortalati nei quotidiani e nelle riviste d’epoca, ripresi durante tumultuose manifestazioni pubbliche, sit-in, scioperi della fame, denunce al tribunale di Milano contro la questura, contestazioni contro la questura stessa... La redazione di Mondo Beat poteva essere frequentata da chiunque, 24 ore su 24, perche’ La Cava era sempre aperta e chiunque vi poteva appoggiare il suo zaino in un guardaroba, senza pagare. A nessuno veniva chiesto di identificarsi, ne’ veniva chiesto da dove arrivasse ne’ dove stesse andando, e chiunque poteva restare a suo piacimento nel giro di Mondo Beat se ne rispettava e ne faceva rispettare le tre regole: no alla violenza, no al furto, no alle droghe (le prime due regole erano dettate da ragioni morali, la terza da motivi di sicurezza). Le strutture di Mondo Beat si reggevano economicamente con la Rivista, stampata in migliaia di copie (fino a dodicimila) che i giovani del Movimento vendevano per le strade di Milano e nelle scuole. Nella rivista Mondo Beat non c’erano inserzioni pubblicitarie di sorta. Costava 100 lire, di cui 25 andavano a chi la vendeva e 75 alla redazione. I conti li teneva Umberto Tiboni, uno dei tre fondatori, e i soldi venivano versati in una banca e quando se ne voleva prelevare, per pagare l’affitto della Cava o la tipografia che stampava la Rivista, occorrevano la firma di Tiboni e la mia apposte davanti al cassiere. Io ero quello che, oltre ai miei, selezionavo gli articoli degli altri e preparavo il menabo’, ed ero anche il direttore responsabile della Rivista, regolarmente iscritto all’Albo e registrato in tribunale, e il proprietario della testata: ma non era un business, Signor Presidente, perche’ da sette pubblicazioni e un manifesto mi son venuti quattro sequestri e un processo. Mi dispiace non poterLe fare io stesso omaggio della mia "Storia documentata di Mondo Beat", pubblicata in appendice al libro "I viaggi di Mel" di Marco Philopat, Shake Edizioni, perche’ da 26 mesi, cioe’ da quando il Vaticano falli’ l’ultima volta di farmi assassinare in Sicilia, vivo da esule, attualmente in Danimarca, ma La invito a prendere visione di quella storia, certo che la trovera’ interessante... E per concludere su Mondo Beat, il Movimento prese proporzioni nazionali e internazionali e fiumi d’inchiostro scorsero tutti i giorni sui quotidiani e fiumi sui settimanali, finche’ il Governo Moro, in coincidenza con la "Guerra dei 6 giorni", ordino’ la distruzione della Tendopoli di Mondo Beat e fece requisire La Cava. Io presagii allora che non c’era piu’ spazio in Italia per un movimento pacifista e decisi di sciogliere Mondo Beat, essendo caduta su di me la fatalita’ di dovere prendere decisioni, perche’ Vittorio Di Russo, uno dei tre fondatori, gia’ da mesi si era ritirato dalla scena e Umberto Tiboni si trovava incarcerato a San Vittore, assieme agli elementi piu’ di spicco del Movimento. Sciolsi Mondo Beat senza patemi, perche’ il suo modello, La Contestazione, era gia’ stato collaudato a prova di globalizzazione. Ma i "collaboratori esterni" della Rivista, pubblicisti e giornalisti professionisti che negli ultimi tempi si erano avvicinati alla redazione, chiesero di potere dare alle stampe un ultimo numero ed io, convinto che la Rivista non piu’ supportata dal Movimento fosse di nessuna valenza, non mi volli interessare personalmente di quell’ultimo numero e ne affidai la redazione a Gianni De Martino, un diciannovenne della provincia di Salerno che da poco era arrivato a Mondo Beat, il quale mi avrebbe poi seguito in Marocco e a Marrakech mi avrebbe attirato, assieme alla mia compagna svedese Gunilla Unger, in una casa di freak dove mi aspettavano quelli che mi avrebbero dovuto eliminare con una overdose di morfina - me che non mi ero mai bucato - perche’ in Italia si potesse dire all’opinione pubblica "Avete visto che fine ha fatto quel drogato del direttore di Mondo Beat?!" (di questo affare ho scritto, facendo nomi e cognomi, nel mio libro "Viaggi", Grasso Editore,1990, ma Gianni De Martino e un funzionario dell’Ambasciata d’Italia in Marocco, tale De Mattia, pure implicato nell’affare del mio tentato omicidio, non mi denunziarono per diffamazione, ma falli’ la casa editrice Grasso di Bologna e il curatore fallimentare a mia insaputa fece incenerire migliaia di copie del mio libro!) )... Nel 1997, trent’anni dopo i tempi di Mondo Beat, quando mi accingevo a pubblicarne la storia con l’Editrice Shake, pensai che sarebbe stato interessante avere alcune introduzioni ad essa, scritte da personaggi disparati di quell’epoca, e pensai di chiedere pure un’introduzione a Gianni De Martino, per liberarlo dal suo karma e recuperarlo a una sorta di fratellanza, e percio’ gli consegnai il menabo’ del libro, note e foto, completo per le stampe, perche’, prima di scrivere la sua introduzione, egli leggesse la storia di Mondo Beat, di cui sapeva ben poco, perche’ era arrivato verso la fine di essa. Che fece Gianni De Martino, mentre io ero andato a distendermi un paio di mesi in Madagascar? Pubblico’ a spron battuto presso l’Editrice Castelvecchi la mia storia, stravolgendola e intitolandola "I capelloni", e firmandola col suo nome e con quello di tale Marco Grispigni, e in piu’ concesse graziosamente a Fernanda Pivano il diritto di riprodurne le foto, cosa che quella fece prontamente (questa vicenda e’ largamente conosciuta). Ma Gianni De Martino e’ intoccabile, Signor Presidente, perche’ lavora per il Vaticano. Lei vuole che in Italia si metta in galera uno che lavori per il Vaticano?! E per giunta uno che fa lavori cosi’ delicati, come quello che Gianni De Martino fece a Marrakech?!... Non sarebbe giusto! Perche’ in Italia non si mette in galera manco un prete che sodomizzi il chierichetto nella navata centrale della chiesa durante la messa di Natale: lo si mette ai domiciliari, cosi’ che possa continuare comodamente...
    E veniamo a Fernanda Pivano.
    Ai tempi di Mondo Beat, quando i giovani del Movimento si battevano per i diritti civili, manifestando perche’ venisse abrogato il "Codice Rocco", ancora in vigore dai tempi del Fascismo, per cui a insindacabile giudizio della polizia si poteva privare della liberta’ di movimento un cittadino incensurato, contestandogli un foglio di via obbligatorio per il suo paese di residenza e diffidandolo dal soggiornare per 5 anni in Milano, pena un mese di carcere, poi tre se recidivo, poi sei... e quando i giovani del Movimento si impegnavano, come a Firenze, al recupero di parte del patrimonio culturale dell’umanita’, allora essi erano per Fernanda Pivano "ragazzi di strada che facevano sottocultura". Poi, quando Mondo Beat fu disciolto e Melchiorre Gerbino si rimise a viaggiare per il mondo, allora Fernanda Pivano promosse tempestivamente, tra i giovanissimi delle scuole, tanti piccoli gruppi "Mondo Bit" e si precipito’ a fondare la rivista "Pianeta Fresco", cui aderirono tante illustrissime firme, acciosiacosacche’ si creasse un ponte tra la cultura della protesta della beat generation americana e la sottocultura dei ragazzi di strada italiani: peccato che, malgrado la grande pubblicita’ che gli accordarono i media, dopo due numeri Pianeta Fresco si trasformo’ in Pianeta Fiasco e ora pudicamente Fernanda Pivano non lo menziona piu’ nella sua biografia. Poi, non vuoi che a casa sua intellettuali omosessuali si riunivano per fondare un movimento gay e Fernanda Pivano, con una folgorazione da genio, suggeri’ loro di chiamarlo F.U.O.R.I.!, come sta scritto in pubblicazioni autorevoli?! Veramente pero’ "Fuori" era il titolo di due articoli, apparsi in due numeri consecutivi nella rivista Mondo Beat, scritti da Rene’ Vento, il primo gay italiano dichiarato... E intanto scriveva e parlava di "protesta" della beat generation americana, Fernanda Pivano, e citava Allen Ginsberg, che aveva detto (traduzione di Fernanda Pivano): "Di tutti i beatniks del mondo quelli che mi fanno piu’ tenerezza sono quelli italiani, perche’ protestano per qualcosa che, nella migliore delle ipotesi, vedranno soltanto i loro figli" (notare bene che Allen Ginsberg diceva e Fernanda Pivano traduceva "protestano"). E poi, nel 1976, dieci anni dopo la fondazione di Mondo Beat, Fernanda Pivano non dava alle stampe, con la casa editrice Arcana, l’opera "C’era una volta un beat. 10 anni di ricerca alternativa"?! E che opera! I ragazzi di strada italiani che avevano fatto sottocultura, nella sua memoria avevano subito una metamorfosi ed erano ricordati come soggetti politici coscienti , grazie a lei che l’ 1 Novembre 1966 a Verona aveva presentato Vittorio Di Russo e Melchiorre Gerbino al compagno Bertani, che aveva spiegato loro il programma dello P.S.I.U.P. (Partito Socialista di Unione Proletaria)! E a riprova di cio’ Fernanda Pivano riproduceva nel libro un fotomontaggio, cosi’ mal fatto che pure uno scemo si poteva accorgere che era un fotomontaggio, in cui l’immagine di Vittorio Di Russo e la mia erano inserite in un contesto di persone a me sconosciute, tra cui questo Bertani. In verita’ quell’ 1 Novembre 1966, quando ancora noi di Mondo Beat e la Pivano "ci si annusava", eravamo stati a Verona a bere vino a casa dell’avvocato Dona’, in una collina dell’Oltreadige, e Vittorio Di Russo, come puo’ essere constatato nei registri del pronto soccorso dell’ospedale, dove io stesso lo accompagnai, aveva avuto un raptus etilico: altro che PSIUP!... Questo pubblicava Fernanda Pivano 10 anni dopo la fondazione di Mondo Beat. Poi, col passare ancora degli anni, Fernanda Pivano FINALMENTE CAPI’ che i testi che lei aveva tradotto e introdotto in Italia sulla protesta della beat generation americana storicamente non valevano un fico secco, perche’ in Italia e in Francia la storia l’aveva fatto La Contestazione! E allora che fece Fernanda Pivano?... Signor Presidente, provi a indovinare!... Ma fece una cosa semplice e geniale! Non scrisse piu’ di "protesta" della beat generation americana ma comincio’ a scrivere di "contestazione" della beat generation americana, contestazione che grazie a lei era stata poi portata in Italia!
    MA DA DOVE HAI PORTATO LA CONTESTAZIONE, FERNANDA PIVANO, SE LA CONTESTAZIONE E’ NATA IN ITALIA?! Da dove l’hai portata tu, se La Contestazione e’ nata a Milano, a Mondo Beat, e l’ho tenuta a battesimo io?! Dall’America non potevi, perche’ il termine "contestation" non esiste in americano e in inglese nell’accezione con cui viene usato in italiano, tanto che ancor oggi, quando dall’italiano si deve tradurre "contestazione" in americano o in inglese, ci di deve ridurre al termine "protest"! Esiste in francese "La Contestation" perche’ La Contestazione da Milano si e’ propagata a Parigi!... La verita’ e’ che tu hai trafficato col sangue dei vivi perseguitati, quello di Melchiorre Gerbino, e con la memoria dei morti, quella di Giuseppe Pinelli, che e’ il volto simbolo de La Contestazione. Da 40 anni coi tuoi scritti, le tue ciarle, i tuoi audiovisivi, tu vai colando un liquame che inquina l’informazione e confonde la memoria, dato che a qualsiasi costo deve restare confusa la storia di Mondo Beat, e cio’ perche’ la prima ondata di contestazione porto’ dentro San Pietro una femminista con un cartello "L’utero e’ mio e lo amministro io!", una seconda ondata travolgerebbe (e travolgera’) le mummie dei papi!
    Colui che conio’ il termine "beat" nell’accezione con cui viene usato per indicare la beat generation americana, Jack Kerouac, disse di te, come tu stessa riferisci in "C’era una volta un beat", Edizione Arcana 1976: "Una spia ebrea comunista". Per me non fa differenza che tu sia ebrea o turca, comunista o fascista, condivido il giudizio di Kerouac che tu sia una spia.
    Colui che conio’ il termine "contestazione" nell’accezione con cui viene usato contro il sistema, io, Melchiorre "Paolo" Gerbino, scrisse di te, in "Viaggi", Grasso Editore, 1990: "Una donnina subdola, vera kapo’ di provinciali italiani".
    Ma figuriamoci se tu ti curassi di quello che poteva dire di te Kerouac o scrivere Gerbino! Tu hai proceduto senza soste, tra premi letterari e standing ovation, fino a pretendere ora di essere eletta senatore a vita.
    Signor Presidente della Repubblica Italiana, Onorevole Giorgio Napolitano, io capisco bene che un presidente non puo’ sottrarsi ai dettami della realpolitik, ma che anzi, a maggior ragione di altri, vi si deve adeguare. Quando Lei avra’ insignito Fernanda Pivano senatore a vita, noi non ci strapperemo le vesti, perche’ ce le siamo gia’ strappate quando il Vaticano fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro presidente della Repubblica italiana, ne’ ci sbellicheremo dalle risate alla vista di Fernanda Pivano sollevata a senatore, perche’ ci siamo gia’ sbelllicati quando fu eletto senatore il cavallo dell’imperatore Caligola.
    Nel formulare auguri per il 2007 a Lei, Signor Presidente, e a quanti leggeranno questa lettera, sentitamente saluto
    Melchiorre Gerbino
    direttore di Mondo Beat e leader de La Contestazione

  • Generazione X: un colloquio con Marco Philopat sulle culture antagoniste 19 novembre 2006 11:54, di melchiorre gerbino

    L’ avvenimento amoroso di gruppo, che ha normalizzato finalmente i rapporti didattici tra professoresse giovani e giovanissimi alunni, noi del VAFUSEX salutiamo come momento storico di inizio della rivoluzione che segnera’ il declino del potere del Vaticano in Italia e nell’Unione Europea. Un episodio di amore cosi luminoso non e’ stato tuttavia salutato, come avrebbe dovuto essere, da tanti che si dichiarano progressisti, pacifisti, illuministi, garantisti, ecologisti etc, i quali sono ora tutti assorti ad approvare la "finanziaria" di un Paese che vive nella bancarotta fraudolenta dai tempi del golpe contro Bettino Craxi!... Tace quel fesso di Pannella, spossato dalle liti con quell’ aspirante fesso di Capezzone, tace Luxuria, che farebbe meglio a ricorrere a una cura di ormoni maschili e spostarsi nel settore dell’edilizia, tace Pecorario Scanio sprofondato nell’immondizia... Tacciono, costoro, nel momento in cui dovrebbero mobilitare a gran voce le giovani professoresse di base dei loro partiti perche’ facciano dei picchetti davanti le scuole, a seno nudo e senza mutandine, in segno di solidarieta’ con la professoressa di matematica molisana, la Debra Lafave italiana!... Ragazzi e ragazze italiani che frequentate la scuola d’obbligo, contestate la scuola italiana! Espellete il vostro insegnante di religione cattolica, perche’ e’ un insegnante abusivo, e cambiate il nome del vostro istituto in "Istituto Debra Lafave"! Partecipate al piu grandioso happening vandalico dei tempi moderni: La Contestazione Vandalica Globale del Vaticano!

    Contro il macabro VATICAN : VAFUSEX, Vandalica Furia e Sesso!

    Melchiorre Gerbino, direttore del VAFUSEX

  • Generazione X: un colloquio con Marco Philopat sulle culture antagoniste 29 settembre 2006 14:41, di Melchiorre Gerbino

    AL RAGAZZO ITALIANO MUSULMANO

    Dai tempi della revisione del Concordato tra l’Italia e la Santa Sede (1984) la Religione Cattolica Apostolica Romana non e’ piu’ religione di stato in Italia e da allora il suo simbolo, il Crocifisso, avrebbe dovuto essere rimosso dalle pareti delle scuole pubbliche: cosi non e’ stato, perche’ la Santa Sede ha manovrato per farcelo restare. Nello stato di illegalita’ in cui versa la vita pubblica italiana, a te, ragazzo italiano musulmano, non resta che prendere l’Atto di Fede scritto in arabo, chiodo e martello e affiggerlo accanto al Crocifisso nella tua aula scolastica. E martellate in testa a chi dovesse impedirtelo! Se cio’ non avrai fatto, crescerai con complessi sociali, ti sentirai alieno nel tuo paese, lo odierai. Sappi invece che tu hai le potenzialita’ per diventare un leader del tuo paese, perche’ la tua famiglia c’e’ arrivata attraverso una spietata selezione umana e tu hai in te la carica per emergere. Sii percio’ pasiente, corretto, solidale coi tuoi compagni, di qualunque fede essi siano. Studia con approfondimento gli articoli della Costituzione Italiana e adempi ai tuoi doveri e afferma i tuoi diritti. Odia il Vaticano e combattilo, perche’ il Vaticano mortifica la tua patria, l’Italia.

  • VAFUSEX: Vandalica Furia e Sesso -Manifesto de La Contestazione Vandalica Globale del Vaticano -

    di Melchiorre Gerbino - melmiosuo@yahoo.com

    Benché Hiroshima e Chernobyl insegnino che ormai le pagine della storia voltino col nucleare, io penso tuttavia che non sia auspicabile una distruzione nucleare della Città del Vaticano, sia perché ne risulterebbe una distruzione parziale della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, sia perché comporterebbe un’immane strage di innocenti e una terrificante catastrofe ecologica. Penso piuttosto che sia auspicabile una distruzione vandalica della Città del Vaticano e delle macabre cianfrusaglie che La Prostituta ha sparse per il mondo.

    Perché auspico dunque una contestazione vandalica del Vaticano? Intanto perché io stesso sono vandalo, arrivato 1400 anni fa in Sicilia da Djerba, e poi perché, fossi stato visigoto, l’avrei prefigurata comunque vandalica, essendo La Contestazione per sua natura gestuale ed essendo l’iconoclastia vandalica la forma di gestualità che le è più congeniale (chi non vorrebbe essere al posto di colui che per primo arriverà a La Pietà brandendo una mazza?!).

    Il Contestatore però non sia omicida, non solo per le ben note e sempre valide ragioni della non-violenza, ma anche perché egli deve attivare in sé una vena di sadismo intellettuale che gli incentivi la creatività vandalica. Mi spiego con un esempio: si trae più ispirazione vandalica a osservare un Gianni De Pincopallino che sotto i riflettori dell’opinione pubblica si trascina a far la spia per il Vaticano dai cui preti fu sodomizzato in tenera età , che ad averlo morto. Perciò le azioni de La Contestazione Vandalica Globale del Vaticano non siano omicide, comunque esse si manifestino, individuali o collettive, programmate o improvvisate, plateali o segrete.

    Il Contestatore non crei strutture, ma occupi strutture esistenti, confiscandole alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, e le trasformi all’istante in centri erotico-libertari, aperti a chiunque, senza controlli di sorta: centri provvisori e precari che vengano essi stessi vandalizzati, indifferentemente se dai poliziotti o dagli stessi Contestatori.

    Ricordi Il Contestatore che il tratto più caratteriale de La Contestazione è quello sessuale, perché La Contestazione è rivoluzione e non c’è rivoluzione reale senza rivoluzione sessuale. Pertanto La Contestazione Vandalica Globale del Vaticano sia orgiastica, cosicché contesti nella prassi e in maniera plateale la truffa dell’AIDS, intorno a cui ruota la mondializzazione, come programmata dalle multinazionali, che si sono consorziate sotto l’egida del Vaticano perché il Vaticano controlla le menti di centinaia di milioni di sventurati e perciò garantisce la buona riuscita della truffa dell’AIDS.

    Il Contestatore Vandalico della prima ora ricordi che La Contestazione è contagiosa e quando supera una certa soglia di resistenza, che le viene frapposta con ogni mezzo dal potere costituito, allora dilaga incontenibile come una pandemia. Il Contestatore della prima ora sia perciò lucido nel mirare le azioni vandaliche contro il Vaticano, perché esse orientino la marea delle altre che seguiranno.

    I Contestatori tutti concepiscano La Contestazione Vandalica Globale del Vaticano come creatività distruttiva in divenire, fatta di atti individuali o collettivi originali e irripetibili, cosicché nessun cardinale o poliziotto possa mai prevedere cosa ordirà chi.

    Il Contestatore Vandalico assolve alla funzione storica di sabotare le celebrazioni del Funerale dell’Uomo Classico,durante le quali la Chiesa Cattolica Apostolica Romana da quasi due mila anni sta sacrificando le sostanze dei vivi per onorare il morto. Il collasso della Chiesa Cattolica Apostolica Romana è nella logica degli eventi che devono avvenire, perché è ineluttabile che nel mondo emerga un ordine nuovo. Il Contestatore Vandalico sia perciò flemmatico nell’attendere che arrivi il suo momento e quando il momento sarà arrivato sia ieratico nel devastare.

    Traduci questo manifesto in altre lingue e propagalo in rete e nelle scuole.

    Contro il macabro VATICAN: VAFUSEX, Vandalica Furia e Sesso!


  • Alcuni che hanno letto il libro "I viaggi di Mel" e recensioni di esso mi hanno scritto e chiesto dettagli e spiegazioni su Andrea Bellini e Marco Philopat Galliani e sui legami "storici" che intercorrerebbero tra me e loro. Faccio qui una precisazione. Io non ho alcun legame "storico" con Andrea Bellini e con Marco Philopat Galliani: chi ne trova, li crea artificiosamente. Io sono stato il leader de La Contestazione, di cui "Mondo Beat" fu la rivista, cui Giuseppe Pinelli diede il primo colpo di manovella di ciclostile nella sezione anarchica "Sacco e Vanzetti" di Milano. Giuseppe Pinelli è e resterà nella memoria collettiva il personaggio più carismatico de La Contestazione.

    Andrea Bellini, per chi non sapesse chi sia, o non l’avesse ancora capito, è uno che va dicendo in giro e a tutto spiano che Giuseppe Pinelli si buttò volontariamente dalla finestra della questura di Milano. Non c’è uno che conosca Andrea Bellini che non glielo abbia sentito dire da 36 anni a questa parte. Ora, che Andrea Bellini sia un militante marxista-leninista, come egli stesso asserisce di essere, o sia invece un agente tipo quello che intruppava falsi blackblocks al G8 di Genova, mi è indifferente, perché comunque non mi sta accostato nella storia de "la scalata al cielo", perché non fa parte della mia cordata: della mia faceva parte Pinelli.

    Marco Philopat Galliani. Marco Philopat Galliani, gira e rigira, mi ha ispirato uno slogan, che dedico alle femministe lombarde della prossima ondata "Meglio battersi contro cento diavoli che stare alle prese con un povero pirla!": parola di Melchiorre Gerbino.

  • Ma Gerbino chi, quell’idiota pelato che faceva il pagliaccio fisso nel Maurizo Costanzo Show?

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