Il Cristo Elettrico
Lello Voce
Il Cristo Elettrico.
No Reply, pg.224, €.14,oo
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Il Cristo elettrico di Lello Voce è davvero un romanzo coinvolgente (...) che si affida a un linguaggio straordinario. Un linguaggio armato contro se stesso, sempre pronto a dirottare in devianze proibite, a annegarsi in eccessi sintattici, a infettarsi di ogni sorta di virus, un linguaggio malato, martirizzato, che affonda, in una espressività degradata, senza pentimento.
Angelo Guglielmi, L’Unità
Il libro che sigilla il ricordo di una generazione fiorita negli anni Ottanta e in quegli anni dispersa, magistralmente raccontata da uno dei più grandi poeti italiani.
Aldo Nove, Liberazione
Un manuale per difendersi dagli spacciatori dell’immaginario tossico odierno
Marco Philopat, Pulp
Quella che è in gioco, insomma, è la stessa ricchezza della scrittura poetica - per quanto qui in piena prosa narrativa - di differente spessore rispetto al cinema di consumo e rispetto alla pallida romanzeria di svago che affanna gli scaffali delle librerie. Un poema (anti)epico in prosa.
Marco Giovenale, il manifesto
Al lettore la facoltà di godersi questi lapilli, questi carboni ardenti di atrocità innominabili. una serie incalzante di tappe nell’orrore e nel degrado più assoluto.
Renato Barilli, TTL - La Stampa
Una creaturalità compiutamente “ircocervica”, (...) il Cristo Elettrico che si fa carico di tutto l’incubo d’un presente/irreale consapevole di non poter redimerlo in alcun modo
Tommaso Ottonieri, Carta Etc.
(...) il lievito di cui si nutre il vero straordinario elemento costitutivo che fa di questo libro qualcosa di più di un libro sull’essere tossici pensato dalla condizione dell’essere tossici. Ed è lo stile, la lingua, la performante tensione espressiva che alimenta il racconto. Non è questione di scintillante gergalità, che se fosse tale diventerebbe nient’altro che mimesi magari di superiore effetto. Qui la lingua è è rimodulazione complessiva dell’essere dentro, che comprende anche l’essere complesso del mondo circostante, raccontato e ritratto nell’ironico scintillìo di un’invenzione continua capace di sconfinare nel barocco di effetti costruiti con gli artifici della retorica e gettati in faccia al conformismo dell’espressività corrente
Alfio Siracusano, Stilos
Cari i miei 25 lettori,
questo scartafaccio che avete improvvidamente tra le mani è il volume falsamente terzo della mia zoppicante trilogia romanzesca, iniziata con Eroina e proseguita con Cucarachas.
Se dico che è ‘falsamente terzo’ intendo significare che esso altro non è che il risultato dell’intreccio, in modo come vedrete un po’ bislacco, dei primi due romanzi.
Va detto, a mia giustificazione almeno parziale, che sin dall’inizio tutto era stato progettato proprio così: due romanzi apparentemente successivi e consecutivi, che in realtà erano il medesimo, smembrato e separato nelle sue componenti essenziali.
Ora è giunto il momento che l’essere mostruoso e ircocervico si ricomponga e che la falsa trilogia si completi, un po’ come il pistolero ‘doppio’ ne El Topo di Jodorowsky: un solo essere, fatto da un monco e da uno zoppo.
E’ tempo che si comprenda (o almeno, più modestamente, che io provi a spiegare) come l’oggetto principale di tutto sia stato il tempo e il suo apparente fluire, insomma l’essenziale di qualsiasi romanzo che si rispetti.
Non si tratta dunque di una trilogia di romanzi (che invero sono solo due, anzi uno) quanto di una trilogia cronologica, o, se preferite, ‘archeologica’, di un’azione che è durata nel tempo, ha progredito, è mutata, fino ad essere ciò che è oggi. Che è ciò che doveva essere sin dall’inizio, anche se allora non avrei saputo assolutamente dire cosa sarebbe stata.
Per puro scrupolo filologico vi ricordo che il primo romanzo, Eroina, fu pubblicato da Transeuropa nel 1999, mentre il secondo Cucarachas, uscì presso DeriveApprodi nel 2001.
Questo secondo ebbe poi una sua storia particolare, perché fu scritto tutto in diretta Internet, sul sito Raisat Zoom.
Non ho dati per affermare che esso sia stato il primo, o l’unico romanzo scritto così (badate: non pubblicato su Internet, ma proprio scritto in diretta sulla Rete), ma non ho notizia di altri che si siano cimentati in tale inane esercizio.
La cosa ebbe una certa moderata risonanza e alcuni (probabilmente voi stessi, miei diletti 25) si collegarono al server per seguire in diretta una cosa così noiosa come il formarsi sullo schermo del racconto di un altro, con tutti i suoi errori, dubbi, ripensamenti: una sorta di shock da operaismo quotidiano dell’ispirazione.
Spero che mi si perdonerà per aver voluto realizzare il mio scopo con tanta testardaggine.
A mia discolpa considerate che l’ho fatto solo per seguire, infine, il consiglio del Gran Lombardo che disse «che di libri basta uno per volta, quando non è d’avanzo».
l.v.
PRESENTAZIONI:
24 ottobre 2006
Milano - Libreria Feltrinelli, via Manzoni
con Aldo Nove e Marco Philopat
10 novembre 2006
Bologna- Libreria Feltrinelli,
con Nanni Balestrini e Luigi Cinque
23 novembre 2006
Padova- Libreria Mel Book Store, via Martiri della libertà 1/a
con Giulio Mozzi
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