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    La poesia che pensa il futuro - ’Caosmogonia’ di Nanni Balestrini
    L’Unità 2010
    postato il 2010-06-29 10:08:38
    da Lello Voce

    Viene dopo lo Sfinimondo, questa Caosmogonia, dopo le opere grafiche che mescolavano in collage colorati pezzi di mappe, a smascherare il volto vero di un mondo che la globalizzazione non unisce ma, anzi, centripeta, sparpaglia (“oggi non si diffonde ciò che si produce / si produce per poter diffondere” ammonisce, per l’appunto, uno dei versi di Caosmogonia).
    Ciò che giunge dopo è poesia di pensiero (prima ancora che poesia ‘politica’, o ‘civile’), poesia che ragiona e si interroga e, se immagina, non lo fa mai per simbolizzare, ma per edificare quella macchina da guerra del pensiero che è ogni allegoria ben congegnata:“il montaggio vuol dire vedere la vita”.

    Insieme vario ed omogeneo, oggetto frattale, in cui però tout se tien, Caosmogonia si apre con un trittico dialogico che porta sul proscenio tre figure nodali nella storia di Balestrini e in quella dell’arte contemporanea, John Cage, Francis Bacon e Jean-Luc Godard un regista, un pittore, un musicista, quasi a voler riaffermare la necessaria vicinanza della poesia con le altre arti, un trittico in cui scavo storico-filosofico e spietata voglia di fare i conti con il presente si tengono la mano, con esiti sorprendenti (così il Vogliamo tutto, del 68 sembra trasformarsi, in un“si deve poter fare tutto non esistono limiti / sarebbe stato un inizio una rivoluzione / però era troppo tardi era tutto già finito”). A seguire c’è il Balestrini più ‘aleatorio’, capace, però, di passare dai registri quasi comici e burchielleschi de Lalinguafuori, a quelli ben più taglienti e disillusi di privatissimi Atti publici per chiudere poi, ossimoricamente, con l’impeccabile, stupefacente sestina Istruzioni preliminari, che ribalta di nuovo la prospettiva, con un acrobatico esercizio retorico in cui, sorta di cobla capfinida alla potenza enne, il ripetersi dell’ultimo e del secondo verso di ciascuna strofe nella succesiva creano, letteralmente, un ‘treno’ che trascina il lettore dal cupo incedere iniziale (“il nostro mondo sta scomparendo / i tramonti succedono ai tramonti”) sino a alla chiusa, fusa nello stesso metallo della speranza concreta di E. Bloch (“secondo una prospettiva rivoluzionaria / un altro mondo sta apparendo / … /si può sentirne lo strappo sonoro / scorrere il sangue la nuova vita che arriva”).

    Quest’ultima fatica dell’autore milanese è, insomma, un libro al centro del suo percorso poetico, e non perché torni indietro, ma perché individua con equilibrio infallibile il baricentro di una lunga ricerca. E lo trova di lato, metonimicamente. Parafrasando, direi che fa un passo avanti e due di lato e sono i due di lato ad essere decisivi, perché fare un passo di lato significa andare oltre, per giungere a quell’obiettivo che per ogni Avanguardia che si rispetti non è nel raggiungimento dell’ismo di questo o quel manifesto, ma in ciò che è intorno ad esso, oltre, sopra e sotto, non necessariamente davanti, nell’imprevedibile contesto reale e nel suo farsi testo, parola. E’ solo così che l’avanguardia può sfuggire, sia pur per l’attimo breve del suo farsi ‘azione poetica’, al Museo. Qualcosa, cioè, di assolutamente imprevedibile per qualsiasi manifesto e che pure è (questa sua scommessa sul futuro, intendo) la necessità ineludibile che lo rende possibile, utile, a volte imprescindibile. Questo vale, ad esempio, per l’io, il maledetto io di tanta lirica piagnona e neo-orfica, che rimane uno dei bersagli preferiti di Balestrini, ma che adesso viene accerchiato, stretto all’angolo, prima ancora che negato: “ciascuno di noi è il centro del mondo senza essere un io”, o, “il soggetto è l’esca / una struttura artificiale con cui catturare la realtà / devi cominciare da qualche parte” (con echi quasi villiani).

    Una delle sorprese è, poi, senz’altro la parentela stretta, che Balestrini smaschera proprio con l’ultimo magistrale testo che chiude Caosmogonia, tra le cosiddette forme chiuse e i meccanismi combinatori, tra cobla capfinida, sestina e aleatorietà, permutazione, montaggio. In altre parole tra alcune Avanguardie e alcune Tradizioni. Non a caso è Istruzioni preliminari a chiudere la raccolta, non a caso proprio a esso sono affidati i temi eticamente e sentimentalmente decisivi di un libro che, proprio perché assomiglia tanto a una summa definitiva, altro non è che augurale viatico a tutto ciò che ancora verrà. Da Balestrini e, più in generale, dalla poesia.

    Nanni Balestrini
    Caosmogonia
    Mondadori – Lo Specchio

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