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    postato il 2005-01-15 15:17:31
    da Lello Voce

    " La poesia? Io non ho tempo di leggere un romanzo, figuriamoci se ho tempo per la poesia!", " Poesia? Che noia!", "Se leggo poesia? Non ci sono abituato, bisogna concentrarsi, è faticoso…". Questa è solo una campionatura di risposte possibili alla domanda "Leggi poesia?". Fatica, tempo, concentrazione, consuetudine; sembra che tutte queste condizioni rappresentino una porta troppo stretta per il lettore medio italiano. E’ più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago piuttosto che la poesia arrivi alle nostre intelligenze torpide di spot, jingle , fiction, reality horror show. (Chi scrive chiede perdono ai puristi per il deragliamento anglofono, a volte inevitabile). Ma succede, nel nostro tempo e nella nostra terra, che un poeta decida di incontrare un pubblico distratto e tenti di scardinare quella porta stretta per far passare un pensiero poetico. Come? Lo domandiamo a Lello Voce, poeta e scrittore, di origini ( e comunicatività ) napoletane, trevigiano di casa e lavoro, cosmopolita per elezione, che ha pubblicato recentemente "Fastblood", la sua quinta raccolta poetica.
    Che cos’è "Fastblood"?
    E’ un Compact disc, distribuito nei negozi di musica e in alcune librerie, tra le quali le Feltrinelli. E’ il prodotto della fusione "ad alta temperatura" tra le mie poesie e la musica di alcuni musicisti italiani e stranieri.
    Questa è la definizione di base, la descrizione oggettiva. Ma da dove nasce questa idea?
    Diciamo che è cresciuta lentamente, secondo un percorso che è andato maturando a partire dai primi anni ’90 con la mia seconda raccolta poetica "Musa" che venne pubblicata con un supporto audio. Pochi anni dopo è venuto " I segni i suoni le cose", edito da Manni, con due CD per sola voce. Infine con Bompiani " Farfalle da combattimento" del ’99 che uscì con un CD che conteneva il "Rap di fine secolo e millennio", dove io dicevo la mia e Paolo Fresu suonava. Da allora ho continuato a lavorare sulla idea delle "spoken words, di una poesia detta che si nutrisse e fondesse con un ritmo musicale. Musica nata dal profondo del senso, dal ritmo del respiro, dal battito cardiaco, dai corto circuiti fonici e semantici della parola poetica.
    I testi di Fastblood sono stati composti per la musica?
    No, non esattamente. I testi sono nati come "L’esercizio della lingua", la raccolta che ha vinto il Premio Delfini per la poesia 2003.
    Ma la presenza della musica non diventa "oscurante" per la parola?
    Non credo, anzi sono assolutamente convinto che i due elementi, parola e musica, si sostengano e esaltino vicendevolmente. Del resto la presenza della musica è stata spesso determinante nella storia della poesia italiana, fino dai tempi più antichi. Non c’è contrasto o competizione, c’è tensione, sostegno, dialogo stretto.
    Qual è il pubblico di "Fastblood", dato che di lettori non si può più parlare?
    Ho immaginato un pubblico misto, trasversale, come è la nostra cultura, o meglio, tenta di esserlo. Un pubblico che ancora non c’è, ma che sono certo si stia formando; gente normale che ha il tempo frantumato in mille stimoli e dispersioni. Ormai siamo colpiti solo da immagini e provocazioni forti: cioè qualcosa che perfori la noia e la assuefazione. Ho voluto entrare negli interstizi, nelle fessure minime del nostro quotidiano.
    I temi della poesia di Lello Voce, la poesia civile, si prestano a questa operazione, ma la lingua ha subito una manipolazione per entrare nel ritmo della musica, per diventare hip-hop poetry?
    Assolutamente no. La mia lingua poetica è rimasta e deve rimanere forte, dura, ossessiva. Non saprei dire in altro modo. Il Cd è nato proprio nel rispetto del ritmo della mia lingua: operativamente la prima fase parte da me che leggo, secondo il mio tempo mentale e gesto linguistico. Su questo tempo i musicisti creano la base ritmica. Successivamente le due componenti fonica e ritmica si sono fuse. Devo dire che ho avuto la fortuna di lavorare con professionisti di eccezionale livello, Frank Nemola, per le composizioni elettroniche, Paolo Fresu, uno dei jazzisti più noti in Europa, Michael gross, tedesco, tromba solista di Frank Zappa, Luigi Cinque, grande protagonista della musica etnica, e Luca Sanzò, prima viola della Accademia di Santa Cecilia. Da questa band virtuale, poiché si sono riuniti solo per Fastblood, ad un pubblico virtuale.
    Una scommessa sul pubblico italiano?
    Sì, una scommessa. Anche se all’estero c’è una tradizione già consolidata di questa forma di live poetry. Ma posso già dire che la risposta del pubblico fa caldo al cuore, soprattutto durante gli spettacoli che abbiamo tenuto in Italia e all’estero, avvalendomi anche delle video-scenografie di Giacomo Verde. Parola, musica, immagine per un impatto forte, veloce come il sangue che scorre nelle vene, fast blood, appunto.

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