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    Com’è nato lo slam in Italia

    postato il 2003-11-19 17:59:01
    da Lello Voce

    Il primo slam della mia vita l’avevo visto nel 1997, al Nuyorican Poet’s Café di New York. C’ero andato su suggerimento di amico americano, durante una pausa di un convegno dedicato ad Haroldo De Campos, il grande poeta brasiliano recentemente scomparso. E c’ero andato pieno di sospetti e di malcelata, tagliente ironia. Cosa vuoi che sia? Una gara tra poeti… che roba sciocca e inutile! Per vincere un pugno di dollari! Davvero un’americanata… Mi meravigliava, certo, che ad ospitare un evento del genere fosse il locale allora più all’avanguardia della Mela, un luogo dove trovava voce la poesia dei poeti portoricani immigrati, insieme a quella dei grandi nomi della poesia internazionale. Ma ero sospettoso.
    Ne uscii raggiante… quello che avevo visto al Nuyorican Poet’s Cafè era qualcosa di davvero diverso da una lettura di poesia, e per molti versi ciò che era accaduto era incredibile. Una raffica di splendide poesie, una dinamica spettacolare, insieme perfetta e spericolata. E il pubblico, il pubblico, poi, cioè, noi, che veniva fuori entusiasta… Non un’ombra di noia, non una caduta di stile. Piuttosto la voglia di restare lì, a discutere di poesia con gli altri: cose da matti… Era una gara, certo, ma una gara particolare, in cui a vincere, in fondo, era solo la poesia, dove trovava finalmente spazio la voglia del pubblico di essere partecipe, di farsi protagonista, in cui di nuovo, come per uno strano e stregonesco miracolo, la poesia diveniva di voce di una collettività, di una comunità interpretante.
    La faccenda, per me, poi si fermò lì, anche se di slam mi capitava di vederne, qui e là, tanto in America, quanto in Germania.
    Mi è tornata in mente quando, nel 2001, in occasione della Giornata mondiale della poesia, Luigi Cinque e Nanni Balestrini mi chiesero di pensare a qualcosa di veramente diverso, a qualcosa che riuscisse a colmare quello iato che sempre sembra dividere il poeta dal suo pubblico. Le letture tradizionali non facevano al nostro caso, pensare a un evento di poesia e musica sarebbe costato troppo per gli esigui budget culturali su cui potevamo contare. E allora?
    E allora organizziamo uno slam!
    Il tempo di spiegar loro di cosa si trattava, e mi sono ritrovato .
    In realtà, eravamo tutti spaventati. La gente ci diceva che sarebbe andata malissimo, che quell’idea lì, dello slam, era vera stupidaggine; persino alla Casa delle Letterature di Roma, che doveva ospitare l’evento, ci guardavano come se fossimo quelli destinati al macello. Io, prima d’allora, non avevo mai fatto l’EmCee
    Fu un successo sconvolgente: di persone ne vennero tante, tantissime, al punto che non c’era più posto e dovemmo lasciar fuori un bel mucchio di gente, ottenemmo dirette radiofoniche, recensioni entusiaste su grandi quotidiani, i poeti, tutti giovani, giovanissimi, furono tanto bravi da far credere a chiunque che sino ad allora non avessero fatto altro che Poetry slam e anch’io non devo essermela cavata poi tanto male, visto che, da allora, di slam ne ho organizzati tanti e sempre da EmCee. Ma non mi bastava, volevo qualcosa in più e questo qualcosa era un’idea nuova per arricchire ancora lo Slam, un’idea tutta mia, originale.
    E’ nata così la decisione di organizzare uno Slam internazionale, il primo al mondo, una gara dove a concorrere fossero poeti di diverse lingue.
    L’esordio è stato già nel 2002, durante Big Torino, la biennale giovanile, nella sala grande dello splendido Museo del cinema, presso la Mole Antonelliana. Poi a Roma, di nuovo, romapoesia 2002, un altro incredibile, inaspettato successo.
    Oggi in Europa, a un anno solo di distanza, si organizzano slam internazionali ovunque, in Germania, come in Francia, in Svezia, o in Inghilterra, lo slam è divenuto il canale per mettere in contatto culture, lingue, poesie diverse e dappertutto in Italia sento che si effettuano slam: i giovani si auto-organizzano, fanno da sé.
    Proprio come capitava di sognare a me e a Luigi Cinque, un po’ brilli, la sera di quel 21 marzo 2001 mentre seduti a un tavolo di un ristorante romano festeggiavamo quel primo slam italiano.


    1 commenti a questo articolo

    Com’è nato lo slam in Italia
    2010-06-02 08:54:09|di SARAGEY

    IN QUALSIASI LINGUA , CI SI INTERPRETA , CI SI LEGGE, è PUR SEMPRE UNO SFOGO DELL’ ANIMO GENTILE, IN UN ANIMO SENSIBILE NON Pùò ADDENTRARSI IL MALE , E DA QUESTO NASCERà SEMPRE UN VALORE PER SE E PER GLI ALTRI.


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